Materia Rinnovabile numero 21 / maggio-giugno

Mattoni creati dai batteri con bioMASON

di Antonella Ilaria Totaro

Nome: bioMASON

Plus: Materiali edilizi creati da batteri a temperatura ambiente

Settore: Nuovi materiali

Caratteristiche: bioMASON impiega microrganismi naturali per la produzione industriale di materiali per il settore edilizio che riducono le emissioni di CO2 e la dipendenza dai combustibili fossili e risorse idriche

 

Un’unità sottile di bioLITH, materiale lanciato da bioMASON lo scorso anno. Photo courtesy of bioMASON, Inc

 

L’architetto statunitense, oggi 40enne, Ginger Krieg Dosier ha fondato nel 2012 bioMASON, una startup che punta a far crescere materiali di origine organica utilizzabili nel settore edilizio. L’idea venne alla fondatrice studiando la struttura della barriera corallina, un materiale cementizio molto duro, creato dalla natura a temperatura ambiente marina con pochissima energia e input di materia.

Esattamente come accade per i coralli, bioMASON impiega microrganismi naturali per “far crescere” un cemento duraturo a temperatura ambiente. La presenza dei batteri nei mattoni permette l’indurimento e la formazione di cemento biologicamente controllato, eliminando la necessità di cottura. In tal modo si riducono le emissioni di CO2 e la dipendenza dai combustibili fossili con la possibilità di produrre i materiali in loco.

Nel processo creato da bioMASON, la sabbia è messa negli stampi insieme ai batteri, che sono nutriti con una soluzione acquosa, ioni di calcio, che permette ai mattoni di indurirsi senza passare dai forni (dove tradizionalmente i mattoni restano tra i 3 e i 5 giorni). 

La produzione di mattoni è presente ovunque in Asia, soprattutto in India e in Bangladesh, dove è tradizionalmente un’industria su piccola scala e gestita in maniera informale. In Bangladesh, le fornaci per i mattoni sono responsabili del 30-50% delle emissioni di polveri sottili e causa, quindi, di disturbi cardiovascolari e respiratori e anche di morte. Una singola fornace può arrivare a emettere 48.000 chili di monossido di carbonio in una sola stagione. Secondo uno studio della Banca Mondiale in Bangladesh la produzione di mattoni è seconda soltanto al traffico come fonte di inquinamento.

Si tratta di un business molto dispendioso dal punto di vista energetico sia per l’estrazione delle materie prime e i trasporti che per il riscaldamento dei forni. Gli inquinanti atmosferici, cioè il particolato (PM), il monossido di carbonio (CO) e il biossido di zolfo (SO2) sono emessi principalmente durante il processo di cottura del mattone. 

 

biomason.com

World Bank, Introducing energy-efficient clean technologies in the brick sector of Bangladesh, 2011, Washington, DC. 

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