Materia Rinnovabile numero 20 / febbraio-marzo

Sovraciclare gli edifici

di Antonella Ilaria Totaro

Dobbiamo ancora costruire il 60% degli edifici necessari a gestire l’attuale livello di crescita e di urbanizzazione. Ma non abbiamo sufficienti risorse materiali: per questo occorre saperle reimpiegare e re-immaginare. A partire dai manufatti dismessi, vere miniere di cemento, legno e mattoni.

 

Combinare l’estetica, la sostenibilità, la qualità e l’armonia con il territorio circostante in architettura si può. Dalla Danimarca l’esempio di Lendager Group, studio di architettura, che utilizza cemento, legno e mattoni sovraciclati e reperibili a livello locale e che ha chiuso il 2017 con 29 nuove assunzioni.

Tutto è iniziato da un’illuminazione avuta dall’architetto Anders Lendager che nel 2011 ha fondato il Lendager Group. L’illuminazione – o meglio la presa di coscienza – era ed è molto semplice, quasi banale: non abbiamo le risorse materiali per costruire le abitazioni e le città del futuro. 

Si stima, infatti, che il 60% degli edifici necessari a gestire l’attuale livello di crescita e di urbanizzazione non sia stato ancora costruito. In soli 3 anni, dal 2011 al 2013, la Cina ha utilizzato più cemento di quello usato dagli Stati Uniti in tutto il 20° secolo. 

 

Upcycle Studios – Lendager Group.

 

Le risorse materiali non ci sono a meno che non si re-immaginino i materiali esistenti e i loro utilizzi. È proprio quanto sta facendo da oltre cinque anni la danese Lendager Group, pioniere di economia circolare ed efficienza energetica in architettura. 

Uno dei primi progetti dello studio di architettura è stato Upcycled House, una casa unifamiliare realizzata con materiali di scarto sovraciclati. Dal life cycle assessment sulla casa è emerso che cambiando i materiali utilizzati si arrivava a risparmiare l’82% di anidride carbonica rispetto aduna casa normale. L’elemento upcycling che contraddistingue l’Upcycle House è rappresentato dai container per le spedizioni. Per la disparità tra importazioni ed esportazioni tra Occidente e Oriente, un’enorme quantità di container vuoti è parcheggiata nei porti europei e si può comprare a basso costo. Questa e altre intuizioni permettono di risparmiare risorse e di ottenere un prodotto economicamente competitivo, se non più economico, dei normali edifici.

Dalla singola casa l’attenzione dello studio danese si è spostata verso edifici più grandi, strutture commerciali dai 10.000 ai 20.000 metri quadrati, arrivando a progetti che utilizzano solo la grande quantità di scarti provenienti dai consumatori e dall’industria costruttiva. Cemento, mattoni, legno vengono sovraciclati e inseriti in nuovi edifici. 

 

The Settlers.

 

Gli edifici suburbani vuoti sono visti come banche o depositi di materiali e sono il punto di partenza per costruire i nuovi edifici. Accordi con le aziende di demolizione e con i proprietari dei vecchi manufatti permettono a Lendager di intercettare e approvvigionarsi di materiali altrimenti destinati ad un processo di sottociclo. In questo approccio innovativo i demolitori, in quanto proprietari delle risorse, diventano partner creativi dello studio. 

Progetto dopo progetto, Lendager Group sta così dimostrando che l’upcycling dei materiali ha anche economicamente senso a livello di risparmio di costi e di opportunità di business. Dalla mancanza di fornitori di prodotti sovraciclati è nato, infatti, Lendager Up, un’azienda indipendente che lavora nello sviluppo di prodotti che ottimizzano le risorse trovate a livello locale e crea materiali sovraciclati. Per esempio: pannelli acustici ottenuti dalle bottigliette di plastica, vecchie vele impiegate come elementi di separazione, legno di scarto utilizzato come materiale protettivo contro il fuoco o finestre termiche a doppio vetro nate da vecchie finestre.

Le innovazioni nascono contemporaneamente allo sviluppo dei progetti architettonici. I progetti diventano generatori di nuova innovazione sostenibile, immediatamente implementata negli edifici sovraciclati allo stesso costo degli edifici tradizionali.

 

The Settlers.

 

La scarsità di materiali è una sfida per l’architettura. Lendager la sta cogliendo guardando ai materiali e alle risorse da un’altra prospettiva. Creando, allo stesso tempo posti di lavoro locale, e rendendo possibili nuovi modelli di business che possono essere scalati al di fuori dei tradizionali modelli architettonici.

 

Lendager Group lendager.com/en

 


  

Foto di Simon Birk

 

Intervista a Anders Lendager, architetto, fondatore e AD Lendager Group

di A. I. T.

 

Le città saranno resilienti e rigenerative

 

Come immagina le città del futuro?

“Vedo la città come un organismo vivente, in cui le diverse parti sono connesse e vitali per la sopravvivenza dell’intero organismo. La città sarà rigenerativa e resiliente, in grado di mantenere in salute e in equilibrio i suoi elementi e di rigenerarsi sia da un punto di vista dei materiali che dell’energia, senza dimenticare le persone, la loro salute e il loro benessere sociale e lavorativo. Le case e le città aumentano la qualità della vita delle persone e saranno centrali nella riduzione del cambiamento climatico. Urbanizzazione, sostenibilità, qualità della vita e crescita devono essere prerequisiti, non opposti.”

 

Quanto è importante la natura nella vostra visione di architettura?

“La biodiversità è fondamentale per mantenere una città in salute. Nello sviluppo della città, la natura fa agire gli edifici in maniera differente, permette il risparmio di energia e di materiali. La natura restituisce molto anche in termini di vivibilità, porta soluzioni architettoniche sostenibili e rigenera il suolo che è stato contaminato. Mentre negli ambienti esterni la natura può essere uno strumento per risolvere la scarsità alimentare, negli ambienti interni ha il potenziale di creare ossigeno, scomporre l’anidride carbonica. Esistono molti elementi interessanti nell’usare la natura come parte della nostra strategia, per creare un ambiente migliore e più salutare.”

 

The Resource Rows – Lendager Group.

 

Possono i modelli di business circolare in architettura diffondersi a livello mondiale? 

“Al momento è cruciale creare alcuni esempi di questo approccio circolare per provare come essi siano economicamente praticabili e scalabili. Oggi ci sono molti progetti da portare avanti. Quando si dimostrerà che è possibile costruire in maniera diversa e circolare, allora sicuramente si accelererà e cambierà il modo in cui le città sono costruite in tutto il mondo. La sola cosa che sappiamo di sicuro è che non abbiamo le risorse per costruire le città e gli edifici del futuro. Questo buco nero delle risorse per cui noi vogliamo i prodotti ma non ci sono i materiali, verrà compreso fino in fondo solo quando saremo costretti a pensare come usare diversamente materiali che già utilizziamo, sperando non sarà troppo tardi. Oggi possiamo iniziare a pensare in un modo nuovo che ci fa risparmiare CO2 e crea edifici rigenerativi e città circolari.” 

 

Esiste un limite massimo di materiali che può essere riciclato in un edificio o tutto può essere riciclato?

“No, non penso ci sia un limite. Ci sono alcuni materiali, usati in diverse parti del mondo, che sono molto vantaggiosi, perché assicurano durata e funzionalità nel tempo. Ci sono, poi, nuovi materiali da sviluppare in modo che si adattino alle diverse zone climatiche. L’upcycling dei mattoni, del cemento, dell’acciaio, del vetro con cui noi costruiamo gli edifici oggi credo sia il metodo migliore per costruire in questa fase. Tuttavia nel tempo si svilupperanno materiali nuovi a cui non avevamo pensato prima, come i materiali bio-compositi.”

 

Upcycle House – Lendager Group.

 

La legge danese spinge a riutilizzare i materiali?

“Alcune norme danesi cercano di ridurre queste possibilità. Questo è un problema di cui dobbiamo occuparci perché ci limita nell’utilizzo di alcuni materiali. Allo stesso tempo, però, ci sono anche molte opportunità, ci sono ambiti che non sono normati o altri in cui il governo spinge i proprietari degli edifici a riutilizzare i materiali, a trattarli affinché non siano contaminati prima di essere buttati. Tra lacune normative e spinte al riutilizzo, abbiamo molti materiali a livello locale che possono essere usati per scopi diversi in ottica upcycling.”