Materia Rinnovabile numero 20 / febbraio-marzo

Riparate gente, riparate

di Silvia Zamboni

Focus obsolescenza programmata

 

Nata ad Amsterdam l’esperienza dei Repair Café è ormai diffusa nel mondo. Luoghi accoglienti dove portare gli oggetti rotti più disparati – dalla bici, al frullatore, al telefonino, a un vecchio indumento – riuscendo a recuperarli 7 volte su 10. E dove re-imparare l’arte della riparazione.

 

Avete un maglione a cui tenete molto, ma che è piaciuto anche alle tarme che hanno lasciato una traccia visibile del loro passaggio? I vostri figli hanno rotto il trenino ricevuto in regalo a Natale? O dovete registrare i freni della bici? Ma anche se fossero un piccolo elettrodomestico o un apparecchio digitale che necessitano di una riparazione, niente paura: al Repair Café c’è chi vi aiuta. E lo fa gratis, secondo la filosofia che ispira questi incontri di self-help in direzione ostinata e contraria rispetto al consueto usa-rompi-getta. Per di più in un’atmosfera amicale che favorisce la socializzazione. Per questo i Repair Café hanno sede di solito in locali accoglienti dove si conservano gli attrezzi messi a disposizione dai volontari esperti nelle varie branche della riparazione, e in cui è piacevole trovarsi per un tè, un caffè, una fetta di torta.

 

 

L’idea-modello dei Repair Café è nata ad Amsterdam, da Martine Postma, una giornalista che, dopo aver scritto per anni articoli sulla riduzione e la prevenzione della formazione dei rifiuti domestici, nel 2009 ha deciso di passare all’azione. “Riflettendo sul perché se ne creassero tanti, ho concluso che dipendeva anche dall’aver perso l’abitudine di riparare gli oggetti rotti” racconta a Materia Rinnovabile. “Per riportare in auge l’arte della riparazione sapevo di poter contare su persone capaci, disponibili a fare da insegnanti volontari. Andava però studiata una cornice accattivante e facilmente accessibile come lo sono i negozi dietro l’angolo in cui si comprano nuovi oggetti in sostituzione di quelli rotti.” 

Detto, fatto. Con un comunicato stampa ripreso da giornali, radio e tv Postma ha lanciato il primo incontro che è andato alla grande: “Sono venute più di 80 persone, una risposta straordinaria al di là delle mie aspettative”. Di successo in successo oggi Martine Postma presiede l’International Repair Café Foundation che, grazie anche ad un kit di istruzioni per l’uso disponibile online, accompagna la diffusione di iniziative analoghe. A fine 2017 nel mondo si contavano già 1.450 Repair Café, 300 in più rispetto al 2016. Vuol dire che sotto la guida di centinaia di volontari, migliaia di cittadini hanno ridato una seconda vita ad una montagna di oggetti che altrimenti sarebbero finiti tra i rifiuti. 

 

 

“Stando alle stime dell’ultimo rapporto annuale, nel 2016 sono stati portati nei Repair Café 357.000 oggetti, il 70% dei quali – ossia 250.000 – sono stati riparati con successo” puntualizza Postma. “Tradotto in emissioni di anidride carbonica risparmiate, secondo i nostri esperti ciò ha equivalso a 250.000 kg di CO2 in meno emessi in atmosfera”. 

E non è tutto: il 6 ottobre scorso a Londra si è tenuta la prima edizione di Fixfest, una tre-giorni internazionale di incontri, laboratori e scambi di buone pratiche, a cui hanno partecipato oltre 200 riparatori/riparatrici, amministratori pubblici, imprese, persone provenienti da tutto il mondo. E sempre in ottobre, precisamente il terzo sabato del mese, ricorre l’annuale International Repair Day. Per consolidare la comunità mondiale, in occasione del Fixfest l’International Repair Café Foundation ha lanciato l’Open Repair Alliance insieme a The Restart Project (UK), Fixit Clinic (Usa), Anstiftung Foundation (Germania) e iFixit (Usa), associazioni che diffondono la cultura della riparabilità e illustrano anche online le varie tecniche della riparazione. 

 

 

“Le nostre organizzazioni hanno un ruolo importante da svolgere nella promozione del movimento pro-riparazione” dichiara Ugo Vallauri di The Restart Project. “Possiamo condividere i casi che risolviamo, i danni più ricorrenti e le difficoltà per ripararli, in modo da pretendere un più elevato livello di riparabilità delle merci”. Inoltre, aggiunge Potsma “unendoci cresce il nostro potere nei confronti di fabbricanti, designer, politici e consumatori”. 

Ma come si svolge un incontro-tipo in un Repair Café? “In genere i nostri eventi si articolano in 4-5 desk. C’è un banco per la riparazione degli elettrodomestici, uno per i lavori di sartoria, uno per le biciclette, uno per falegnameria e restauro di mobili, e presto ne avvieremo uno dedicato agli apparecchi elettronici”, racconta Raffaele Timpano, economista presso Aifo (Amici Italiani di Raoul Follereau), una Ong che si occupa di cooperazione internazionale e presidente di Rusko, il Repair Café di Bologna. Il nome, che sta per “Riparo Uso Scambio Comunitario”, fa simpaticamente eco al termine dialettale bolognese “rusco” usato per indicare i rifiuti di casa. 

 

 

Rusko, ancora senza sede per mancanza di fondi, in forza di questa necessità ha introdotto un innovativo modello itinerante nei vari quartieri cittadini. “Non chiediamo soldi. Il nostro obiettivo è insegnare a riparare per aumentare la capacità di resilienza della collettività, recuperando quelle abilità manuali che si sono perse con il consumismo. Quante volte ci sentiamo dire dagli artigiani stessi che non vale la pena riparare perché costa meno comprare un oggetto nuovo. Così, però – osserva Timpano – si deresponsabilizzano le persone rispetto ai consumi, tutto si misura in funzione solo del prezzo e si perde anche la connessione emozionale con gli oggetti posseduti”. Per quanto riguarda il profilo-medio dei frequentatori di Rusko “nei quartieri più periferici di Bologna ci sono capitate persone in stato di necessità economica e donne immigrate da Siria ed Egitto, felici di ritrovare la pratica del riparare come usa nei loro paesi” snocciola Timpano. In centro città sono venute persone che credono nel valore ecologico dell’iniziativa e nel contrasto anche culturale allo spreco. I più entusiasti sono i bambini che abbiamo incontrato nel corso di iniziative nelle scuole elementari, orgogliosissimi di riparare giocattoli e bici”. 

Secondo Postma “il più grande successo che si registra ovunque è il cambiamento di mentalità nelle persone che si rivolgono ai Repair Café: imparano che le cose rotte si possono riparare e che è anche divertente farlo”. Una via dal basso, autogestita e solidale, all’economia circolare. Che funziona anche per il bilancio di casa.  

 

Repair Café, repaircafe.org/en