Materia Rinnovabile numero 20 / febbraio-marzo

Il mondo è circolare solo al 9%

di Harald Friedl

Mentre il 90% delle materie prime utilizzate globalmente non viene reimmesso nell’economia, lasciamo che il nostro pianeta subisca una massiccia pressione sulle sue risorse naturali e sul clima che deve essere alleviata al più presto. Quello che ci ha portati dove siamo oggi, in tutti i sensi, è l’economia lineare.

Nel corso di decenni, persino di secoli, dal boom della Rivoluzione Industriale, essa ha portato altissimi standard di vita, ricchezza e vite agiate ad alcune persone, in alcune parti del mondo, e in certi tempi. Lo ha fatto, però, a un costo elevato. Questo costo continua a essere addebitato al pianeta e a molte delle persone che lo abitano, con una modalità per cui né i guadagni né le sofferenze vengono distribuiti equamente. Profondamente incorporato nella tradizione “prendi-produci-getta” dell’economia lineare si trova un cocktail tossico di conseguenze negative, che vanno dalla diseguaglianza sociale, all’esaurimento delle risorse naturali, all’inquinamento ambientale e al peggioramento dei rischi e degli effetti dei cambiamenti climatici.

 

L’economia mondiale è circolare solo al 9,1%, il che lascia un’enorme “lacuna di circolarità”

Questa allarmante statistica è stata il principale risultato del primo “Circularity Gap Report”, nel quale noi, di Circle Economy, abbiamo inaugurato un’unità di misura per lo stato della circolarità del pianeta. Il “Circularity Gap Report” fornisce un quadro fattuale per misurare e monitorare i progressi nel colmare la lacuna, anno dopo anno. Essere in grado di tenere traccia e fissare degli obiettivi di performance attraverso la Global Circularity Metric ci aiuterà a impegnarci nello stabilire obiettivi uniformi e guiderà le azioni future in modo che abbiano la massima efficacia. Il rapporto presenta una dettagliata visuale sul metabolismo che mostra come i principali gruppi di risorse soddisfino i bisogni fondamentali della società, come alloggi, mobilità e alimentazione. Mostra anche le lacune nel sistema con una panoramica su ciò che succede alle risorse dopo essere state usate nell’economia.

In verità, si sta già creando uno slancio verso l’adozione di modelli economici circolari. Stiamo assistendo all’incorporazione nel business e all’adozione nelle politiche governative di strategie per l’economia circolare. A livello globale, due recenti esempi di collaborazione internazionale, in particolare, hanno accelerato l’agenda mainstream della politica e del business: l’Accordo di Parigi e gli United Nations Sustainable Development Goals (SDG). Misurare la sostenibilità economica solo da un punto di vista ambientale, è mancare il punto e fraintendere lo scopo. Per definizione, gestire un’economia è l’arte e la scienza di “come mandiamo avanti la nostra dimora globale”. Un’economia dovrebbe essere progettata e gestita secondo i bisogni dei residenti della dimora, dare stabilità, tenere insieme le società e gestire la casa pensando alle generazioni future. In breve, qualsiasi modello economico di successo deve soddisfare i bisogni della società di cui è al servizio, non semplicemente gestire responsabilmente le risorse naturali che usa: è una questione di persone e di condizioni del pianeta, insieme. L’economia circolare è quindi un’agenda delle azioni con una struttura di impatto misurabile che va oltre l’ambito della semplice efficienza nell’uso delle risorse. Essendo un modello multi-stakeholder, il suo approccio sistemico rafforza la capacità e la possibilità di servire i bisogni sociali, abbracciando e promuovendo il meglio che l’umanità ha da offrire: il potere dell’imprenditorialità, l’innovazione e la collaborazione.

L’odierno modello economico “prendi-produci-getta” non funziona per questo scopo. Incorporato in questa tradizione dell’economia lineare si trova un cocktail tossico di conseguenze negative. Noi possiamo fare appello al business e ai governi ora perché assumano la leadership e agiscano: 1) creando una coalizione globale per l’azione; 2) sviluppando un’agenda globale degli obiettivi e delle azioni; 3) traducendo gli obiettivi globali in percorsi locali per il cambiamento circolare; 4) migliorando la nostra comprensione di come differenti leve per il cambiamento circolare influenzino aspetti come il risparmio di materiali, la conservazione del valore e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

Colmare le lacune nella circolarità ridurrà le diseguaglianze nel reddito e migliorerà l’accesso a ciò che serve per soddisfare i bisogni fondamentali e alle opportunità. In altre parole, perseguire l’economia circolare è un modo per creare un’economia che funziona per tutti. L’economia circolare è una struttura positiva, dinamica e interconnessa basata sulle soluzioni: stimola qualità umane di primaria importanza, come creatività, collaborazione e imprenditorialità; e rappresenta una roadmap verso il raggiungimento degli SDG e un potente strumento nella battaglia contro i cambiamenti climatici di origine antropica. 

 

Circle Economy, www.circle-economy.com

“Circularity Gap Report,” www.circularity-gap.world

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