Materia Rinnovabile numero 29-30 / settembre-dicembre

Quando l’integrazione è vincente

di Daniele Lettig

Quindici siti operativi in Italia, più di 20.000 clienti in oltre 60 paesi del mondo, un giro d’affari da quasi 300 milioni di euro e un chiaro focus sulla sostenibilità: è questo, in estrema sintesi, il ritratto di Itelyum, gruppo che si occupa della valorizzazione e gestione dei rifiuti industriali. 

 

Itelyum, gruppo industriale nato ufficialmente all’inizio di quest’anno per volontà del fondo di private equity Stirling Square, è il frutto dell’integrazione di 16 società attorno ai due poli di Viscolube – impresa nata a Lodi in Lombardia, prima in Europa nel recupero dei lubrificanti – e di Bitolea, azienda pavese leader europea nella purificazione dei solventi usati. Per costruire questo polo industriale del riciclo, Stirling Square – che ne è il primo azionista – ha realizzato acquisizioni per un totale di 140 milioni di euro, accompagnate da un piano di investimenti in impianti per 50 milioni. 

L’aggregazione ha generato una realtà che oggi ricopre un ruolo di avanguardia a livello internazionale, offrendo ai suoi partner processi, prodotti e servizi ambientali integrati e sostenibili, secondo un modello economico circolare che prolunga il ciclo di vita dei prodotti e crea partnership nei tre segmenti di mercato serviti. Ovvero: la rigenerazione dei lubrificanti usati (Regeneration Solutions, area che comprende le attività dell’ex Viscolube); la produzione di solventi a partire da reflui chimici (Purification Solutions, l’ex Bitolea); e infine la raccolta di rifiuti speciali (Soluzioni per l’Ambiente che continua ed espande l’attività di Viscoambiente, una divisione di Viscolube, coordinando diverse aziende nel nord Italia).

Il radicamento di Itelyum alla sostenibilità è dimostrato dai dati del rapporto relativo all’esercizio 2018, che – afferma Stefano Gardi, Chief Sustenibility Officier della società – “nasce allineato ai più recenti standard della Global Reporting Initiative”, lo standard internazionale di riferimento per la rendicontazione integrata. Inoltre, continua Gardi, il documento “contiene la Communication on Progress che rendiconta le iniziative del gruppo a supporto del Global Compact e dei 17 Sustainable Development Goals (SDGs) ratificati nel 2015 dall’Onu”. Tutti gli aspetti materiali della gestione dell’azienda sono stati analizzati in base al contributo diretto o indiretto che possono avere per il raggiungimento di tali obiettivi. Il Global Compact, cui Itelyum aderisce, è il progetto strategico di sostenibilità nato nel 2000 e che oggi coinvolge organizzazioni non governative, enti pubblici, agenzie delle Nazioni Unite e oltre 10.000 aziende di tutto il mondo.

Il report integra sia le priorità del gruppo che le aspettative del contesto esterno, “includendo non solo dati finanziari e dimensionali, ma anche una selezione di indicatori non finanziari, tra cui le pari opportunità come indicatore di inclusione sociale; la sicurezza sul lavoro come indicatore di capacità manageriale; le emissioni di carbonio come indicatore integrato di efficienza industriale; la circolarità come leva per la differenziazione sul mercato”.

Partiamo dei numeri. Nel 2018 il gruppo ha trattato oltre 700.000 tonnellate di rifiuti. Gli impianti di rigenerazione di Pieve Fissiraga e Ceccano hanno lavorato 171.000 tonnellate di oli lubrificanti usati, dalle quali sono state prodotte 111.000 tonnellate di nuove basi lubrificanti, quasi 24.000 di bitume, 13.000 di gasolio e 14.500 di acqua depurata. Negli stabilimenti di purificazione dei solventi, invece, 90.000 tonnellate di reflui chimici e 38.000 di materie prime sono state trasformate in 109.000 tonnellate di nuovi prodotti, per il 70% solventi e materiali da riciclo. In entrambi i casi la circolarità del ciclo di vita è superiore al 95%.

“Solo negli ultimi tre anni – illustra l’amministratore delegato di Itelyum, Marco Codognola – abbiamo più che raddoppiato la quantità di rifiuti industriali gestiti. Non solo oli e solventi usati che vengono valorizzati trasformandoli in nuovi prodotti, ma anche 450.000 tonnellate raccolte, stoccate e pretrattate da piattaforme professionali per inviarle a destinazioni sostenibili”. Di queste ultime, quasi l’80% è stato inviate a operazioni di valorizzazione o restituite all’ambiente come acque depurate. 

Tutte queste attività, si legge nel report, hanno prodotto un’impronta carbonica di poco inferiore alle 200.000 tonnellate di CO2, evitando però allo stesso tempo di immetterne in atmosfera altre 700 mila, e prevenendo l’ingente consumo di suolo, acqua e risorse derivanti dalla produzione primaria di basi lubrificanti e solventi.

Per quanto riguarda i dati economici, nel 2018 i ricavi aggregati delle aziende da cui è nata Itelyum sono stati di 288,5 milioni di euro, in crescita rispetto ai 230 dell’anno precedente, così come il numero dei dipendenti, passato da 409 a 518. L’82% del fatturato (235,6 milioni) è definito circolare, ovvero derivante dalla “commercializzazione di prodotti da riciclo, dalla gestione responsabile dei rifiuti, e dalla capacità di fornire prodotti da stream vergini a clienti che, nella catena del valore, diventano poi fornitori di reflui da riciclare all’interno degli impianti del gruppo”. L’importo degli investimenti è stato pari a 12 milioni, metà dei quali in ambiente, salute e sicurezza, e il 16% in ricerca e sviluppo.

Un altro dato interessante che emerge dal rapporto relativamente a società e ambiente, è quello del ‘valore condiviso’, che nel 2018 è stato pari a 73 milioni di euro: si tratta di una cifra ottenuta stimando “il valore monetario delle esternalità finanziarie, socio-economiche e ambientali” prodotte dalla società. In particolare, si combinano il valore trasmesso ai maggiori stakeholder attraverso l’occupazione retribuita, le tasse pagate allo Stato e alle sue istituzioni e gli interessi pagati agli enti di finanziamento, e gli aspetti ambientali: ovvero il saldo tra l’impronta del gruppo e gli impatti evitati lungo la catena del valore in termini di emissioni di CO2 o altre sostanze, consumo di risorse idriche, uso di suolo, utilizzo di risorse non rinnovabili.

Questa operazione rende possibile “compilare l’Integrated Profit & Loss statement (IP&L)”, un indice che “non mira a correggere il valore del P&L tradizionale con le variabili sociali e ambientali identificate, ma a meglio comprendere le dinamiche del settore e le sue leve di successo, con strumenti e metriche di valutazione utili a sostenere in modo più consapevole i processi decisionali interni”. 

“L’impegno di Itelyum – conclude quindi il presidente della società, Antonio Lazzarinetti – è fare del reporting non solo uno strumento di rendicontazione, ma soprattutto un supporto strategico per migliorare la competitività industriale del gruppo”: infatti, l’“evidenza materiale” – si legge ancora nel documento – dimostra come “un approccio sostenibile, oltre a creare valore condiviso per la società e l’ambiente, possa fornire leve di successo per perseguire il miglioramento dei margini economici, la mitigazione del rischio d’impresa, l’attrazione di capitali e investitori, la piena motivazione dei dipendenti e il consolidamento del brand”. 

 

Itelyum, http://itelyum.com

Global Compact, www.unglobalcompact.org

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