Materia Rinnovabile numero 29-30 / settembre-dicembre

Una sfida partita da lontano

di Giancarlo Strocchia

Nel solo 2018 Conou ha raccolto 187.000 tonnellate di olio usato. Un dato che sfiora il massimo quantitativo raccoglibile e mette l’Italia in testa in Europa e nel mondo. 

 

Il successo non è mai il frutto dello sforzo del singolo individuo. Anche un grande velista “in solitaria” come Giovanni Soldini o Ellen MacArthur necessitano del contributo di progettisti ed esperti per portare a termine le loro traversate oceaniche. Lo stesso si può dire per una grande organizzazione ambientale come il Conou, il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, attivo in Italia. 

Una storia importante, partita ufficialmente nel 1984, ma profondamente radicata nel secondo dopoguerra quando il bisogno prevaleva su ogni ideologia, e la teoria del riciclo scaturiva più dalla carenza di olio lubrificante necessario per far ripartire il paese che dalle teorie ambientaliste, ancora di là da venire. La storia del Conou è particolarmente significativa perché ha evidenziato, con il trascorrere degli anni e con i risultati ottenuti, la forte volontà di tenere insieme le ragioni della tutela ambientale e quelle della convenienza economica grazie alla capacità di leggere le trasformazioni culturali, sociali ed economiche dell’Italia e di operare scelte strategiche conseguenti. Oggi il Conou è quella che si definisce “un’eccellenza”, uno tra gli esempi più virtuosi di economia circolare che l’intera Europa può vantare. Nel corso del tempo il Consorzio ha consolidato il suo essere sistema attraverso l’azione di raccordo delle esigenze di chi raccoglie con quelle di chi rigenera gli oli minerali usati, affinché l’output finale fosse proporzionato alle forze poste in campo e si ottemperasse al mandato di massima intransigenza nell’osservanza delle regole. 

 

Risultati da primato continentale

Oggi, grazie all’organizzazione del Consorzio, ben il 99% degli oli raccolti viene condotto a rigenerazione per la produzione di olio base, bitume e gasolio. Dal 1984 a oggi il Conou ha raccolto 6 milioni di tonnellate di olio usato, avviandone a rigenerazione 5,3 milioni e consentendo così la produzione di 3 milioni di tonnellate di olio rigenerato, un’attività che ha consentito un risparmio complessivo, negli anni, di 3 miliardi di euro sulla bilancia energetica nazionale. Solo nel 2018 sono state raccolte circa 187.000 tonnellate di lubrificante usato, ancora una volta in crescita rispetto all’anno precedente. Un dato che, secondo il Groupement européen de l’Industrie de la régénération (Geir) rappresenta il massimo quantitativo raccoglibile in questo ambito e colloca l’Italia ai massimi livelli europei e internazionali.

 

Il valore di fare sistema

L’efficacia dell’azione del Conou trae forza dall’integrazione sinergica di tutte le componenti della filiera, a partire dalla fase di raccolta. Nel corso del tempo l’intervento del Consorzio ha reso infatti possibile la trasformazione di piccole aziende poco strutturate in imprese con un assetto industriale in grado di operare su tutto il territorio nazionale, senza sprechi nel campo della logistica. Aziende che hanno avuto la capacità di qualificare il proprio intervento, riorganizzandosi e adeguando la propria struttura gestionale e infrastrutturale all’esigenza di un’attività di raccolta sempre più accurata e specializzata. Una progressione resa possibile anche grazie alla gestione manageriale del Consorzio. Oggi i concessionari, di cui più del 90% vanta un sistema di gestione ambientale certificato ISO 14001, sono in grado di affrontare il nuovo obiettivo posto con forza dal Conou: migliorare la qualità dell’olio usato. Una sfida che implica un’azione costante di sensibilizzazione dei produttori di lubrificanti usati affinché adottino tutte le misure necessarie a differenziare i rifiuti industriali, in ottemperanza alla normativa vigente e per non correre il rischio di contaminarli rendendone difficile, e in alcuni casi impossibile, il riciclo e la rigenerazione. 

Un rigore che è andato via via estendendosi a tutti gli stakeholder e che si rispecchia nel road show che il Consorzio ha pensato e realizzato insieme a Confindustria per promuovere fortemente, presso le imprese, proprio il tema della qualità degli oli stoccati e raccolti. CircOILeconomy, questo il titolo dell’iniziativa, ha già coinvolto alcuni dei più importanti distretti imprenditoriali italiani, da quello bresciano alla vasta area industriale afferente il polo di raffinazione di Porto Marghera, a Venezia, e che prevede di proseguire il proprio itinerario presso altre importanti aree industriali del paese. Quello della diffusione di una corretta informazione sulla gestione degli oli minerali usati rappresenta un mandato fondante per il Conou, tanto che il Consorzio sta pensando di integrare l’accordo raggiunto con Confindustria, l’associazione italiana delle imprese, con altre intese simili da sottoscrivere con tutte le grandi organizzazioni di rappresentanza a cui fanno capo, ad esempio, aziende multiservizi con estese flotte di mezzi. 

 

La grande sfida della rigenerazione

La vita degli oli industriali usati si prolunga, anzi si moltiplica, grazie ovviamente all’intervento dell’industria della rigenerazione, e quella italiana ha la leadership in Europa. Anche in questo caso si tratta di una supremazia acquisita grazie ad una lungimirante strategia che ha previsto un profondo processo di razionalizzazione della rete impiantistica nazionale, che si è concentrata sullo sviluppo di tre principali siti di raffinazione. Come per la raccolta, anche in questo caso il percorso compiuto è stato accompagnato dall’azione di sostegno del Consorzio, che ha intravisto da subito la necessità di tenere nel debito conto parametri economici e andamento dei mercati che presentavano numerose complessità. Per parte sua l’industria della rigenerazione ha messo in campo investimenti e innovazione tecnologica ponendola in condizione di lavorare anche tipologie di lubrificanti usati che fino a non molti anni fa venivano destinate alla valorizzazione energetica attraverso la combustione o alla termodistruzione. Circa il 30% dell’olio lubrificante “nuovo” immesso sul mercato italiano è un prodotto rigenerato, con evidente beneficio per la bilancia dei pagamenti dovuto alle minori necessità di importazione di petrolio. Come nel caso delle aziende di raccolta, anche l’industria della rigenerazione ha seguito un percorso di sviluppo sostenibile culminato nel conseguimento della certificazione Emas, a rafforzamento della complessiva strategia di convinto impegno ambientale dell’intera filiera. 

 

Conou, www.conou.it/it

Groupement européen de l’industrie de la régénération (Geir), www.geir-rerefining.org

CircOILeconomy, www.conou.it/it/circoileconomy

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