Materia Rinnovabile numero 29-30 / settembre-dicembre

Revet: sedute circolari

di Sergio Ferraris

Per la prima volte le plastiche da riciclo sono impiegate per aumentare la sostenibilità degli stadi. L’esperienza dei seggiolini nello stadio di Pontedera.

 

Tifare la squadra del cuore con un occhio alla sostenibilità e al riciclo. Questo è ciò che possono fare da questa stagione i tifosi del Pontedera, squadra che oggi milita nel campionato di Lega pro, che gioca in casa presso lo stadio Mannucci che è lo stadio dell’omonima città toscana, nel quale sono stati installati, per la prima volta al mondo dei seggiolini in plastica riciclata, riciclabili a loro volta. Si tratta di oggetti che hanno una storia particolare. Lo sbarco del riciclo della plastica presso uno stadio di calcio, lo si deve all’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che sta coordinando il progetto Life Tackle sulla sostenibilità ambientale degli eventi calcistici e ha invitato Revet a partecipare all’iniziativa. E così i 3.000 seggiolini dello stadio sono diventati sostenibili.

“Nei seggiolini da stadio il materiale è composto per il 40% di plastica riciclata ottenuta dal granulo del plasmix” spiega a Materia Rinnovabile Diego Barsotti responsabile della comunicazione di Revet. “A differenza di altri prodotti dove si riesce a utilizzare il 100% di plastica riciclata, in questo caso la percentuale è più bassa perché è necessario rispettare le normative europee V2 della Fifa che sono particolarmente stringenti, per esempio, sul fronte dell’infiammabilità, ragione per la quale sono stati utilizzati dei ritardanti di fiamma”. Il seggiolino da stadio, infatti, deve rispondere a una serie di normative che derivano dalla tipologia d’impiego essendo utilizzati in un ambiente dove è presente un gran numero di persone.

 

Riciclo “limitato”

Il “fermarsi” al 40% di riciclo potrebbe per qualcuno sembrare una “sconfitta” e invece se si analizza la questione dei seggiolini da stadio ci si accorge che in realtà si tratta di una vittoria sotto il profilo dei processi industriali. Analizziamo la cosa. In un normale processo di produzione di oggetti in plastica si ha a disposizione una quantità quasi infinita di polimeri e di composizioni che si possono combinare per ottenere le caratteristiche dell’oggetto desiderate. Cosa che non può succedere con le plastiche da riciclo, visto che quelle provenienti dalla raccolta differenziata e avviate a riciclo, sono di sei tipologie e, soprattutto, sono state realizzate per l’utilizzo come imballaggi. E tra un imballaggio per il latte e il prosciutto e un seggiolino da stadio una certa differenza, sia sulla tipologia del materiale, sia sul fronte funzionale è innegabile che esista. Ragione per la quale qualcosa nel passaggio dallo stadio fisico imballaggio/rifiuto a quello seggiolino succede. Per arrivare ai seggiolini da parte di Revet è stato necessario avviare un rapporto commerciale con l’azienda bolognese Omsi, attiva nello stampaggio di sedute per impianti sportivi. Quindi sono stati analizzati i prodotti già realizzati in plastica vergine e da tutto ciò si è lavorato per arrivare alla mescola adatta per rispondere alle esigenze del prodotto finale. E questa è una particolarità specifica di Revet, ossia quella di realizzare miscele derivanti dal riciclo adatte al prodotto finale. Si parte dal riciclo della componente polietilenica del plasmix, che è la famiglia di polimeri più numerosa, compatibili tra di loro, e che nella fattispecie sono: il polipropilene e il polietilene ad alta e bassa densità. In base a come si miscelano questi tre polimeri si ottengono granuli diversi adatti per scopi diversi. Si tratta di una metodologia già messa a punto per le tegole in plastica riciclata, prodotto che necessita una performance di grande qualità, per lunghi periodi e in condizioni avverse. Caratteristiche ottenibili proprio grazie al dosaggio dei diversi componenti, già all’uscita del processo di riciclo. 

Si tratta, quindi, di una sorta di customizzazione del granulo per le esigenze del cliente finale. E non è una cosa da poco. Un conto, infatti, è parlare di simbiosi industriale e un’altra è invece realizzarla sul serio. In questo caso infatti è necessario che il fornitore della materia prima – seconda nel nostro caso – conosca sia il processo di produzione – per esempio le plastiche da riciclo hanno ottime performance con lo stampaggio a iniezione e meno con altri – sia la destinazione finale del prodotto. E si tratta di una logica non comune.

“L’utilizzo dei seggiolini contenenti plastica derivata dal riciclo corona un lungo lavoro portato avanti da Revet e dal suo ufficio Ricerca e sviluppo – afferma il presidente di Revet, Livio Giannotti – che certifica l’elevatissima qualità raggiunta dal nostro granulo. Ora stiamo lavorando alla riduzione dei costi per unità di prodotto, in modo da rendere il prodotto finale competitivo (non solo ambientalmente, ma anche economicamente), con quello realizzato al 100% in materiale vergine, che sfrutta anche le economie di scala finora attuate in tutto il mondo”.

 

Seggiolini circolari

Questa esperienza è, però, anche è anche un test “sul campo” per quanto riguarda l’utilizzo di plastiche da riciclo in situazioni per così dire “estreme”, visto che alla circolarità degli input di produzione, ossia il flusso di materia dalla differenziata domestica al prodotto finito, si aggiunge anche la circolarità dell’oggetto stesso. I seggiolini da stadio, infatti, hanno una vita media che è più breve di quella che si potrebbe pensare perché capita abbastanza spesso che siano vandalizzati, cosa che ne rende necessaria la sostituzione in anticipo rispetto al fine vita pianificato. In pratica c’è un ricambio quasi continuo di questi sedili, il che crea un mercato di proporzioni notevoli. Un ricambio che quindi innesta un processo circolare aggiuntivo. La plastica del seggiolino che viene sostituito, infatti, si può riutilizzare per realizzare nuovi seggiolini sempre da stadio.

“Si tratta di una materia prima seconda che può essere riutilizzata ma esclusivamente per altri seggiolini a causa delle cariche aggiuntive, come i ritardanti di fiamma, che sono aggiunte al primo riciclo per le esigenze specifiche del prodotto finale” prosegue Barsotti. “In questa logica il prodotto può essere riutilizzato solo ed esclusivamente per lo stesso prodotto. In questo caso però il riutilizzo è molto elevato intorno al 95% visto che a parte la perdita fisiologica che si ha nei processi di riciclo gli “ingredienti” necessari nella plastica sono già tutti presenti.

“Si tratta di un utilizzo che ha avuto una vasta risonanza, come tutto ciò che ruota attorno al calcio” conclude Barsotti. “Uscita la notizia, infatti, siamo stati contattati da molti stadi anche a livello internazionale anche perché questi seggiolini sono una delle tessere del puzzle per rendere gli stadi più sostenibili”.

Si tratta di una metodologia che può essere utilizzata con profitto in molti settori. Revet stessa in passato, infatti, ha prodotto con lo stesso sistema accessori per gli scooter. I prossimi punti d’arrivo potrebbero essere l’utilizzo di materie prime-seconde provenienti da riciclo, con qualità eccellenti, destinati agli arredi per gli interni, cosa che potrebbe aprire ai materiali circolari un mercato di notevoli proporzioni. 

 

Life Tackle, https://lifetackle.eu

Revet, www.revet.com/it

Iscrizione alla Newsletter