Materia Rinnovabile numero 29-30 / settembre-dicembre

Profitti a breve termine per pochi: populismo e agribusiness in Brasile

di Mattia Battagion

Gli incendi in Amazzonia sono una conseguenza diretta della perdita di valore che il cibo ha subito negli ultimi 30 anni. Dietro la deforestazione ci sono gli allevamenti intensivi, l’agricoltura industriale e le idee populiste del presidente Bolsonaro.

 

L’Amazzonia brucia. Possiamo fare qualcosa. Sono entrambi messaggi veri che vanno però contestualizzati. 

I dati scientifici che riguardano gli incendi infatti sono stati spesso riportati in maniera inesatta: sia per quanto riguarda l’aumento percentuale della deforestazione amazzonica rispetto agli anni passati (non 80% ma 30-35%); sia per quanto riguarda il peso che la foresta amazzonica ha a livello globale nella produzione di ossigeno (meno del 10% e non 20% come è stato scritto più volte). Dati corretti aiutano a non cadere in sensazionalismi inutili e dannosi che vanno ad alimentare il clima di polarizzazione ricercato dai populismi moderni. 

Gli incendi vanno contestualizzati anche nel panorama sociale e geopolitico. Il presidente brasiliano Bolsonaro, infatti, sta portando avanti tesi nazional-populiste che provano a mostrare la deforestazione come uno strumento essenziale per lo sviluppo economico dei brasiliani. Questo attira la fantasia dei sostenitori di Bolsonaro che vedono ora la foresta amazzonica come una miniera d’oro nazionale con cui arricchirsi.

La foresta amazzonica però, pur essendo per il 60% all’interno del territorio brasiliano, svolge funzioni importanti che vanno ben oltre i confini nazionali. 5,5 milioni di chilometri quadrati, abitata da 500 popolazioni indigene, ospita 3 milioni di specie vegetali e animali, assorbe 2 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, fornendo tra il 5 e il 10% dell’ossigeno globalmente. È uno strumento di primaria importanza quindi per arginare l’aumento di temperatura globale e bilanciare le emissioni di origine antropica.

 

Nella Foresta amazzonica è arrivata la stagione degli incendi. Lo spettroradiometro per immagini a risoluzione moderata (MODIS) sul satellite Aqua della Nasa ha catturato queste immagini di diversi incendi che si sono verificati negli stati di Rondônia, Amazonas, Pará e Mato Grosso tra l’11 agosto (sopra) e il 13 agosto 2019 (sotto).
Credit:NASA Earth Observatory images by Lauren Dauphin, using MODIS data from NASA EOSDIS/LANCE and GIBS/Worldview and VIIRS data from NASA EOSDIS/LANCE and GIBS/Worldview, and the Suomi National Polar-orbiting Partnership

 

Bolsonaro ha però ripetutamente dichiarato di non “credere” che il clima stia cambiando e che la foresta è di tutti i brasiliani. È un approccio miope e dannoso, basato su affermazioni false. La scienza ci dice che il clima sta effettivamente cambiando e le inchieste dimostrano che la deforestazione non va assolutamente a vantaggio della maggioranza dei brasiliani, ma di pochi manager. 

Gli incendi, infatti, sono quasi sempre dolosi e causati – legalmente o meno – da persone specializzate, che vendono poi i terreni deforestati ad aziende agricole e di allevamento come AgroSB Agropecuária SA, che riforniscono multinazionali come JBS. JBS SA è il fornitore di manzo, pollo e pellame più grande a livello globale che gestisce il macello (13 milioni di animali uccisi ogni giorno) e la spedizione dei prodotti finiti, con 350.000 clienti in più di 150 paesi e un fatturato annuale di 50 miliardi di dollari.

Non stupisce quindi che JBS veda nella foresta amazzonica, e nella deforestazione di nuove aree, un metodo veloce ed efficace per massimizzare i propri profitti. La politica brasiliana fino a Bolsonaro aveva cercato di arginare queste mire espansionistiche delineando aree di embargo dove era vietato deforestare e pascolare. Con l’arrivo del nuovo presidente, molto vicino ai vertici dell’agribusiness brasiliano, tutto è cambiato. A marzo, ministri del governo Bolsonaro licenziavano Ricardo Galvão, direttore dell’Inpe (Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile) accusandolo di mentire sui dati riguardanti la deforestazione (dati scientifici che riportavano l’effettivo incremento di aree disboscate dall’inizio del governo Bolsonaro) e assegnava il ministero dell’agricoltura a Ricardo Salles. Queste mosse politiche hanno avuto un effetto immediato anche nella riduzione di controlli, sanzioni e sequestri, calati drasticamente dopo l'insediamento del nuovo presidente.

 

La mappa mostra i rilevamenti di incendi attivi in Brasile osservati dai satelliti Terra e Aqua tra il 15 e il 22 agosto 2019. Le posizioni degli incendi sono state ottenute unendo le immagini notturne acquisite dallo strumento Viirs (Visible Infrared Imaging Radiometer Suite) presente sul satellite Suomi National Polar-orbiting Partnership. Si noti che i rilevamenti di incendio negli stati di Pará e Amazonas sono concentrati a bande lungo le autostrade BR-163 e BR-230, che collegano gli agricoltori nell’Amazzonia meridionale con un porto strategico sul Rio delle Amazzoni a Santarém. Credit: NASA Earth Observatory images by Joshua Stevens, using MODIS data from NASA EOSDIS/LANCE and GIBS/Worldview, Fire Information for Resource Management System (FIRMS) data from NASA EOSDIS, and data from the Global Fire Emissions Database (GFED)

 

I sequestri e le sanzioni sono essenziali per tenere testa a un business, come quello agricolo industriale, che in Brasile può causare danni irreversibili ad uno degli ecosistemi più importanti al mondo. Nel 2017 per esempio l’Istituto brasiliano per l’ambiente e le risorse naturali rinnovabili (Ibama) aveva scoperto che JBS comprava bestiame da aziende che operavano in aree “protette” dove era proibito pascolare, multando la multinazionale per 7,7 milioni di dollari. Sempre nel 2017, J&F Investimentos, azionista di maggioranza di JBS aveva accettato di pagare una multa di 3,2 miliardi di dollari, tra le più alte della storia in termini aziendali, per il proprio ruolo nella corruzione sistematica di agenti governativi volta a rovesciare il governo del presidente Temer.

Un’inchiesta dettagliata dell’Investigative Bureau of Journalism e The Guardian ha fatto luce su queste e moltissime altre ombre dietro a JBS, mostrando come questa azienda sia salita ai vertici dell’agribusiness mondiale. Fino ad arrivare nei freezer italiani. Nel 2018 l’Italia ha infatti importato da JBS 13.500 tonnellate di manzo, seconda in Europa dietro solo al Regno Unito.

Le soluzioni quindi partono anche da qui. Il mercato esiste perché la carne proveniente da quelle zone costa meno. I controlli ci sono ma sono sempre applicati all’ultima azienda che processa la carne, esonerando così tutti i fornitori secondari da cui passano i pascoli di bestiame. Non è facile quindi capire se un’azienda produttrice è responsabile di deforestazione illegale. Cosa possiamo fare? Diminuire il consumo di carne rossa, mangiare il più possibile prodotti locali. Capire il valore economico dietro alle nostre scelte di consumo alimentare: pagare meno per un prodotto che percorre migliaia di chilometri significa pagare di più in futuro in termini ambientali e di salute. 

 

Foundation for environmental education, www.fee.global

Il Post, “C’è un record di incendi in Amazzonia?”, 22 agosto 2019, www.ilpost.it/2019/08/22/amazzonia-incendi

BBC, 28 agosto 2019, www.bbc.com/news/world-latin-america-49450925

S. Branford e T. Borges, “In Brazil, Jair Bolsonaro’s government is gutting environmental agencies from the inside”, Pacific Standard, 10 giugno 2019, https://psmag.com/environment/brazils-government-is-gutting-environmental-protections-from-the-inside

Investigative Bureau of Journalism, Revealed: How the global beef trade is destroying the Amazonwww.thebureauinvestigates.com/stories/2019-07-02/global-beef-trade-amazon-deforestation

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