Materia Rinnovabile numero 29-30 / settembre-dicembre

Ripensare l’economia del Dragone

Intervista a Hao Tan

di Giorgia Marino, intervista a Hao Tan

Sin dagli anni ‘90, l’economia circolare in Cina è un affare di Stato. Dalla prima legge di Promozione al prossimo Piano quinquennale, il professor Hao Tan spiega le linee guida della Repubblica Popolare verso una transizione circolare.

 

 

Quando è stato introdotto in Cina il concetto di economia circolare?

“Credo che l’idea di economia circolare sia stata introdotta nei tardi anni ’90 da ricercatori e attivisti che hanno attinto da esperienze e politiche già messe in pratica in paesi come Germania e Stati Uniti.”

 

Che importanza ha avuto la promulgazione della Circular Economy Promotion Law nel 2008? E quali sono i principi promossi da quel documento?

“Come io e il mio coautore scrivevamo nel 2011 sul Journal of Industrial Ecology, quella legge proclama l’economia circolare uno dei principali obiettivi di sviluppo economico e sociale per il paese. Da allora ha avuto un ruolo centrale nel promuovere l’idea di circolarità sia per il governo sia per la società e il mondo dell’economia, dando legittimazione a iniziative ed esperienze di economia circolare in Cina. I principi enunciati includono: pianificazione sistematica, sviluppo di pratiche in contesti locali, una particolare enfasi sui ruoli del governo e del mercato, e una priorità, fra le tre R, a quella del ‘ridurre’.

Ci sono tuttavia state diverse critiche: è una legge che stabilisce dei principi generali, ma manca di linee guida più dettagliate. Cosa che, per molti, ha impedito una effettiva implementazione. Questi dubbi sono oggetto delle recenti discussioni sulla sua revisione.”

 

Quali sono i contenuti del Circular Development Leading Action Plan del 2017? C’è qualche relazione con le restrizioni sugli import di rifiuti dall’estero imposte nel 2018?

“Ci sono state in realtà varie iniziative e politiche introdotte dal governo cinese negli ultimi anni e l’Action Plan del 2017 è stato fra queste. Il documento è stato redatto dall’Agenzia centrale per la gestione economica sotto il Consiglio di Stato per implementare ciò che veniva stabilito nel 13° Piano quinquennale in merito all’economia circolare. L’Action Plan riprende alcuni di quegli obiettivi e ne specifica – più in dettaglio – altri. Per esempio, richiede un aumento del 15% al 2020 (rispetto ai livelli del 2015) del tasso di produttività delle risorse; un tasso di riciclo dei principali materiali di scarto pari al 54,6%; un tasso di riutilizzo dei rifiuti solidi industriali del 73%; il raggiungimento di un valore di produzione di 3 miliardi di yuan per l’industria del riciclo; l’avvio di una trasformazione circolare per il 75% dei parchi industriali di livello nazionale e per il 50% di quelli di livello provinciale.

Non vedo legami diretti fra l’Action Plan e la messa al bando delle importazioni di rifiuti. A mio parere, le restrizioni sugli import sono una conseguenza delle preoccupazioni ambientali della Cina in merito alla lavorazione dei rifiuti provenienti dall’estero. Al contrario, la messa al bando può in una certa misura essere in contrasto con i principi dell’economia circolare, in quanto porta, per alcune linee di produzione, alla necessità di rifornirsi di materie prime vergini.”

 

Qual è stato, a suo parere, il ruolo dell’opinione pubblica nello spingere il governo verso obiettivi di economia circolare?

“Al momento le politiche di economia circolare sono per lo più spinte, a vari livelli, dalla pubblica amministrazione e dai settori dell’industria. L’impegno dal basso nella promozione della circolarità è, secondo me, ancora da sviluppare e migliorare, in modo complementare rispetto all’approccio top-down.”

 

Quali sono i principali settori coinvolti?

“Molti settori hanno intrapreso iniziative di economia circolare. Per esempio, nel Circular Economy Development Strategy and Action Plan rilasciato dal Consiglio di Stato nel 2012 erano incluse linee guida specifiche per dieci industrie manifatturiere – miniere di carbone, elettricità, siderurgico, metalli non ferrosi, petrolio e industria petrolchimica, industria chimica, materiali edili, carta, industria alimentare e tessile – oltre al settore agricolo e a quello dei servizi. Di questi settori sono stati sviluppati anche casi studio di buone pratiche sulla circolarità.”

 

Quali sono oggi i principali ostacoli a un pieno sviluppo dell’economia circolare in Cina? E quali le prospettive future?

“A mio parere, il futuro sviluppo dell’economia circolare in Cina (e ovunque) dovrebbe focalizzarsi su governance innovative, che forniscano incentivi finanziari e non solo a potenziali attori per il riuso e riciclo di sottoprodotti industriali.”

 

Le città e i sistemi urbani avranno un ruolo importante nell’incrementare l’economia circolare cinese nei prossimi anni?

“Assolutamente sì. L’attenzione delle politiche circolari negli ultimi anni è stata molto focalizzata sui settori industriali. L’economia circolare nelle aree urbane, specialmente in relazione a fornitura e utilizzo di servizi, per esempio basati sulla sharing economy (ma fatta bene), è sicuramente da potenziare e sviluppare ulteriormente.” 

 

Anche il 14° Piano quinquennale, come i tre che lo hanno preceduto, conterrà delle misure per lo sviluppo dell’economia circolare?

“Il 14° Piano quinquennale, che coprirà il periodo tra il 2021 e il 2025, si sta al momento mettendo a punto e finora sono trapelate poche informazioni. Per quel che vedo, l’economia circolare è stata inclusa negli studi di valutazione per il 14° Piano da vari governi provinciali e mi aspetto che sia messa in risalto anche nel prossimo Piano quinquennale.” 

 

Immagine in alto: Peggy und Marco Lachmann-Anke/Pixabay 

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