Materia Rinnovabile numero 27 / maggio-giugno

Progetto RETRACE

Una visione sistemica per politiche circolari

di Silvia Barbero, Amina Pereno

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile riconosce l’economia circolare come il modello economico e produttivo a cui puntare per garantire la sostenibilità dei nostri sistemi economici. L’urgenza di uno sforzo collettivo per attuare questo cambio di paradigma è riconosciuta a livello globale, ma i passi da compiere per avviare un cambiamento concreto devono rispondere alle specificità di ogni territorio.  

“La transizione verso un nuovo modello economico che integri tutti i pilastri della sostenibilità ambientale dovrebbe essere al centro della nostra attenzione. Tutti i livelli (globale, europeo, nazionale, regionale, locale e municipale) e tutte le parti interessate (tra cui attori pubblici e privati, settore finanziario, società civile, università) dovrebbero prendere parte attivamente al cambiamento del sistema”. Con queste parole durante il primo evento internazionale del progetto RETRACE (A Systemic Approach for Regions Transitioning towards a Circular Economy), Janez PotoÄ�nik – ex commissario europeo e attuale co-presidente dell’International Resource Panel dell’Unep – ha sottolineato la necessità di un’azione di governance multilivello sul tema dell’economia circolare. Il senso del programma Interreg Europe, di cui RETRACE fa parte, è proprio quello di costruire politiche locali e regionali innovative attraverso un confronto a livello europeo, obiettivo che risponde all’esigenza di una visione comunitaria e al contempo locale sul tema dell’economia circolare. 

Avviato nel 2016, RETRACE è un progetto Interreg Europe di quattro anni coordinato dal Politecnico di Torino. Coinvolti i partner scientifici e le amministrazioni regionali di 5 paesi europei: Italia (Piemonte), Spagna (Paesi Baschi), Francia (Nuova Aquitania), Romania (regione Nord-Est) e Slovenia. L’obiettivo è sperimentare la metodologia del design sistemico per analizzare i territori coinvolti e contribuire a modificare le strategie politiche delle regioni partner in direzione di una nuova economia circolare. 

Il progetto, pertanto, lavora a livello inter-regionale e inter-settoriale per promuovere un cambio di direzione in termini di policy. Sebbene l’ambito d’azione possa sembrare macroscopico, RETRACE punta a rimuovere gli ostacoli normativi, burocratici e culturali che gli innovatori devono affrontare nel momento in cui mettono in atto soluzioni circolari sul proprio territorio. 

La progettazione è proprio l’elemento metodologico innovativo del progetto. Anche se siamo abituati ad associare il design alla creazione di prodotti, servizi o esperienze d’uso, in realtà ma gli strumenti del design, uniti al systems thinking, permettono anche di affrontare efficacemente problemi complessi in termini di scala e di complessità socio-tecnologica. Così, nel progetto RETRACE, il design sistemico incontra il policy making per mettere a sistema le potenzialità e le buone pratiche territoriali, consentendo alle regioni di acquisire conoscenze e strumenti per valorizzare questo potenziale.

Il punto di partenza è il “rilievo olistico”, un’analisi approfondita dei sistemi esistenti che permette di mappare i punti di forza e le criticità su cui impostare il progetto del nuovo sistema. In questo caso, il rilievo dei territori coinvolti ha analizzato i dati geografici, demografici, economici, culturali e urbanistici delle regioni, per poi prendere in considerazione i principali settori economico-produttivi del territorio. L’analisi dei flussi di input e output di risorse materiali ed energetiche è un altro elemento fondamentale per iniziare a creare connessioni produttive tra settori diversi. Nel complesso, il rilievo olistico ha contribuito a definire le potenzialità dei territori, ma soprattutto i policy gap che rendono difficile lo sviluppo di processi circolari. 

Una volta definite le peculiarità e le lacune di ogni territorio, il passaggio alla proposta di nuove policy avviene partendo dalle realtà che sono già state in grado di superare le barriere legislative e valorizzare le risorse locali in ottica circolare. Per questo i partner e gli stakeholder hanno partecipato a sette visite sul campo nelle regioni coinvolte e in Olanda e Scozia, aree trainanti per l’innovazione verso l’economia circolare. Le migliori 30 good practices europee sono state analizzate per capire come questi casi virtuosi possano essere incentivati e replicati attraverso strategie politiche mirate.

Infine per ogni regione coinvolta è stato elaborato un Piano d’Azione regionale, definito dall’Interreg Europe come “un documento che fornisce dettagli sulle modalità di attuazione degli insegnamenti appresi nell’esperienza di cooperazione per migliorare gli strumenti politici regionali”. Nel Piano sono descritte “le azioni da realizzare, le tempistiche di attuazione, gli attori coinvolti, i costi e le possibili fonti di finanziamento”. In pratica si tratta di un piano concordato e firmato dalle autorità regionali in cui sono indicate diverse azioni politiche che, nel breve periodo e concretamente, puntano a incentivare la sperimentazione e l’implementazione di attività di business e di ricerca industriale sull’economia circolare. 

Per questo motivo, tutti i Piani d’Azione regionale agiscono sullo strumento Erdf – European Regional Development Fund – nato per rafforzare la coesione tra le regioni europee investendo sulla ricerca e sull’innovazione nei settori d’eccellenza di ogni regione. Attualmente, l’Erdf prevede l’allocazione di parte dei fondi su progetti che muovono verso una low-carbon economy. Introdurre nuove politiche mirate all’economia circolare nella gestione di questo importante strumento segna un passo fondamentale. Il concetto di circolarità, a livello politico, implica l’agire sull’attuale visione verticale degli ambiti di innovazione per rendere possibili collaborazioni trasversali, che trascendono i settori industriali e affrontano simultaneamente tematiche differenti. 

Nonostante la collaborazione all’interno del progetto RETRACE abbia evidenziato l’esistenza di gap comuni alle cinque regioni partner, l’unicità di ogni Piano d’Azione regionale è un aspetto fondamentale proprio perché è unico il percorso di ogni regione verso l’economia circolare. Le Smart Specialisation Strategies sono strumenti di policy nati da questo presupposto di unicità, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia delle politiche pubbliche per la ricerca e l’innovazione, rendendo gli investimenti comunitari, nazionali e regionali coerenti con il potenziale di innovazione di ogni regione. I Piani d’Azione elaborati in RETRACE si inseriscono nelle Smart Specialisation Strategies delle regioni partner per promuovere azioni rivolte ai settori più innovativi e competitivi di ogni territorio. In questo modo è possibile orientare gli strumenti esistenti verso un’innovazione di tipo circolare, agendo non solo sul piano regionale ma anche nazionale e comunitario. 

Oggi anche se i Piani d’Azione regionale sono in fase di attuazione, il progetto non si è esaurito con la loro elaborazione ma mira a implementare e monitorare le azioni per capire se – e come – possano effettivamente favorire la transizione verso l’economia circolare. Come in ogni percorso di design, la soluzione attuata non è mai il punto di arrivo, ma una tappa intermedia che apre a nuove direzioni di ricerca e di progettazione verso un’innovazione intelligente, sostenibile e circolare. 

 

 

Progetto RETRACE, www.interregeurope.eu/retrace

La metodologia, le buone pratiche e i risultati del progetto RETRACE sono raccontati in una collana di tre volumi, scaricabili gratuitamente.

Systemic Design Method Guide for Policymaking: A Circular Europe on the Waywww.ilgiornaledellarte.com/allegati/FILE20180417190546704

Good Practices Guide: Systemic Approaches for a Circular Economywww.ilgiornaledellarte.com/allegati/FILE20181005190857132

Policy Road Map. A Systemic Approach For Circular Regionswww.ilgiornaledellarte.com/allegati/FILE20181005190949883

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