Materia Rinnovabile numero 27 / maggio-giugno

È arrivato il momento di investire in un piano di emergenza per il clima

di Sandrine Dixson-Decleve

L’ondata globale di scioperi studenteschi per il clima e la massiccia campagna di disobbedienza civile non violenta guidata da Extinction Rebellion hanno portato sotto i riflettori la minaccia esistenziale posta dai cambiamenti climatici. 

Considerati anche i chiari avvertimenti che emergono dal rapporto dell’ottobre scorso del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) a proposito dell’impatto conseguente a un aumento delle temperature di 1,5 e di 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali, e degli effetti devastanti dei disastri legati al clima, non possiamo trarre che una conclusione: è ora di agire, adesso! L’unica risposta possibile è un’azione di emergenza per trasformare il nostro sistema sociale, economico e finanziario.

Cinquant’anni fa il Club di Roma aveva già messo in guardia il mondo sulle sfide ambientali e demografiche che si sarebbero dovute affrontare. Il messaggio centrale de I limiti dello sviluppo – Un rapporto del Club di Roma, era che perseguire la crescita illimitata di popolazione, beni materiali e risorse in un pianeta finito avrebbe alla fine portato a un collasso sia del sistema economico sia ambientale. Sfortunatamente sulla base di evidenze scientifiche sempre più chiare emerse nei decenni successivi, questa conclusione resta valida oggi come allora, a meno che l’umanità non cambi radicalmente strada.

Il futuro non deve essere necessariamente disastroso. Se si riconosce la crisi climatica è possibile mettere le basi per un rinascimento della società, che porti al benessere per tutti e all’armonia fra esseri umani e natura. Ma serve un piano di azione d’emergenza e di ampia portata, portato avanti a livello collettivo.

Un aspetto fondamentale di questo piano consiste nel passaggio alle rinnovabili. Secondo i dati recenti pubblicati dall’Iea infatti, nel 2018 le emissioni di CO2 legate all’energia sono aumentate dell’1,7% rispetto all’anno precedente. I combustibili fossili coprono circa il 70% della crescita della domanda energetica globale e il 30% di tutte le emissioni di CO2 legate all’energia sono prodotte da centrali a carbone. Nonostante la crescita delle fonti rinnovabili abbia raggiunto percentuali a due cifre, non è riuscita a tenere il passo con l’aumento significativo della domanda elettrica globale. 

Il livello attuale di investimenti nelle rinnovabili è decisamente insufficiente per orientare il panorama globale dell’energia verso un cammino più pulito. Le seguenti azioni prioritarie, delineate nel piano di emergenza climatica del Club di Roma, rispondono direttamente a questo bisogno urgente, e offrono una tabella di marcia precisa.

1. Fermare la crescita dei combustibili fossili e sospendere i sussidi entro il 2020. Nessun nuovo investimento in ricerca e sviluppo per carbone, petrolio e gas entro il 2020, e uscita dall’industria fossile entro il 2050. Sospensione dei sussidi ai combustibili fossili entro il 2020. Indirizzare questi fondi alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica.

2. Raddoppiare la capacità eolica e solare ogni 4 anni, triplicare gli investimenti nelle rinnovabili, nell’efficienza energetica e nelle tecnologie a bassa emissione entro il 2025. Dare precedenza ai paesi in via di sviluppo per evitare che impegnino risorse in un’economia ad alta intensità di carbonio, e adottare tassonomie di finanza sostenibile e obblighi di informazione per investitori privati e pubblici.

3. Imporre prezzi e tasse che riflettano il vero costo dell’utilizzo dei combustibili fossili e delle loro emissioni entro il 2020. Introdurre prezzi minimi del carbonio e far convergere i mercati del carbonio e i loro strumenti a livello globale. Includere il carbonio nella tassazione, attraverso tasse sui consumi mirate. Orientare le entrate fiscali alla ricerca, sviluppo e innovazione di soluzioni a bassa emissione, riducendo le tasse o sostenendo il sistema di welfare.

Finché la crisi climatica non verrà affrontata come emergenza, questi dibattiti resteranno però meramente accademici. È giunto il momento di correre ai ripari se vogliamo non solo sopravvivere, ma anche uscirne rafforzati, come civiltà prospera e in equilibrio con i nostri limiti planetari. 

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