Materia Rinnovabile numero 26 / marzo-aprile

Nørrona, la moda outdoor cambia abito

di Emanuele Bompan

Un brand che realizza prodotti durevoli e riparabili – 10.000 capi riparati nel 2017 – impiegando materiali a basso impatto come il cotone biologico o il poliestere riciclato. Un’azienda dove la sostenibilità non entra solo nella filiera produttiva, ma è parte integrante della sua identità. 

 

Per Jørgen Jørgensen, CEO di Nørrona, la sostenibilità è un obiettivo di vita. Spesso si parla di value proposition nel mondo del business, ovvero di una “promessa di valore” da consegnare al cliente veicolandola con i prodotti e le policy aziendali. Per Nørrona invece l’ambiente fa parte dell’identità d’impresa fin dalla sua creazione. L’azienda norvegese è infatti da sempre in prima linea per fermare il cambiamento climatico e fornire soluzioni sostenibili per il pianeta. Offrendo prodotti durevoli e impiegando materiali a basso impatto ambientale, come il cotone organico e il poliestere riciclato.

“Mio nonno diceva sempre di scegliere i prodotti top di gamma per la loro resistenza”, spiega Jørgensen. “Mentre un nuovo prodotto Norrøna è fantastico, uno vecchio potrebbe esserlo ancora di più. Una lunga durata è uno degli strumenti migliori per ridurre al minimo l’impatto ambientale di un prodotto, quindi abbiamo offerto riparazioni su tutti i nostri prodotti sin dall’inizio, nel 1929. Realizzando capi di alta qualità che durano anni e che possono essere riparati, ci assicuriamo che non sia necessario acquistare di nuovi”. Nell’ultimo anno ben 10.000 capi sono stati riparati, un aumento notevole rispetto ai 3.500 del 2015.

 

 

A Nørrona si fa parecchia attenzione anche al riciclo dei materiali. La prima giacca in pile riciclata è stata prodotta oltre dieci anni fa ed entro il 2020 l’azienda ha l’obiettivo di impiegare solo fibre recuperate. Come il poliestere, una delle fibre più comunemente utilizzate che presto sarà tutta materia prima seconda. Nel 2017 il 58% del poliestere impiegato in azienda era riciclato. Nel 2020 sarà il 100%, così per il nylon, 8% riciclato nel 2016, 43% nel 2017, 75% nel 2020. Quando non si impiegano fibre si usa lana rigenerata proveniente da vecchi capi oppure cotone di origine biologica. Stop anche alle fibre chimiche. Entro il 2020 l’azienda dismetterà completamente tutti i PFAS, componenti perfluoroalchiliche utilizzati per l’impermeabilizzazione dei capi, considerati oggi tossici. 

“La nostra ambizione è diventare leader nella responsabilità ambientale e sociale all’interno del nostro mercato”, spiega Jørgensen. “Molti di questi obiettivi sono impegnativi, ma vogliamo sforzarci al massimo per raggiungerli”. Iniziando dalla propria sede: la Norrøna House, il quartier generale, è alimentata esclusivamente da energia rinnovabile e da quest’anno tutti i dipendenti devono viaggiare in modo sostenibile usando bici, auto elettriche oppure a piedi. Il prossimo step? Diventare un quartier generale a rifiuti zero, in altre parole riciclando e riutilizzando ogni scarto di produzione o di gestione.

 

 

Infine, per sostenere la lotta contro il climate change, Nørrona si è autoimposta una tassa ambientale sui profitti. L’1% dei ricavi è donato a organizzazioni che lavorano a progetti di sostenibilità ambientale, per un totale di quasi un milione di euro negli ultimi due anni. Una strategia ambientale che non sembra cercare un punto di arrivo, quanto una base di continua espansione per migliorare le proprie performance.

 

 

Nørrona, www.norrona.com

Iscrizione alla Newsletter