Materia Rinnovabile numero 25 / gennaio-febbraio

Sostenibile e circolare: così deve essere per Bruxelles la bioeconomia

di Mario Bonaccorso

Affrontare le sfide globali come il cambiamento climatico, il degrado del suolo e dell’ecosistema è l’obiettivo della nuova strategia lanciata da Bruxelles. Tre le aree di azione individuate: rafforzare i settori biobased sbloccando gli investimenti; sviluppare la bioeconomia a livello locale; comprenderne i limiti ecologici. Senza dimenticare il ruolo chiave della comunicazione per mostrare che la bioeconomia è una “via per creare soluzioni”.

 

Phil Hogan

 

Carlos Moedas

 

“Un punto di svolta, una pietra miliare.” Così Carlos Moedas e Phil Hogan – Commissario europeo per la Ricerca, l’innovazione e la scienza il primo e per l’Agricoltura il secondo – hanno definito l’aggiornamento della strategia europea sulla bioeconomia Una bioeconomia sostenibile per l’Europa: rafforzare la connessione tra economia, società e ambiente

Pubblicato l’11 ottobre e presentato ufficialmente a Bruxelles il 22 in un evento che ha riunito nella capitale europea circa 600 persone, l’aggiornamento arriva sei anni e mezzo dopo la prima strategia e fin dal titolo mette in chiaro qual è l’orientamento dalle parti del Berlaymont: la bioeconomia deve essere sostenibile e circolare. 

“Una bioeconomia sostenibile – si legge nella nuova strategia – è il segmento rinnovabile dell’economia circolare. Essa può convertire bio-rifiuti, residui e scarti in risorse di valore e può creare le innovazioni e gli incentivi in grado di aiutare rivenditori e consumatori a tagliare gli sprechi alimentari fino al 50% entro il 2030. È stimato che il suolo – usato attualmente per l’alimentazione degli animali – che si potrebbe salvaguardare attraverso queste innovazioni potrebbe alimentare tre miliardi di persone aggiuntive. Le città dovrebbero diventare i principali centri di bioeconomia circolare. Piani di sviluppo urbano circolare potrebbero tradursi in guadagni economici e ambientali molto significativi”.

Ma non solo: è anche evidente che il ruolo che il mondo agricolo reclama per sé non è di semplice fornitore di materia prima ma di vero e proprio protagonista di un processo di decarbonizzazione che, secondo quanto detto dallo stesso Hogan, con la nuova strategia potrà non solo aiutare a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ma soprattutto creare fino a un milione di posti di lavoro entro il 2030, con ricadute importanti nelle aree rurali.

Stiamo parlando, per usare ancora le parole di Carlos Moedas “del prossimo passo nell’evoluzione dell’industria”. “Non possiamo continuare a consumare nella stessa maniera lineare senza conseguenze”, ha sottolineato il Commissario portoghese. “In qualche modo, dobbiamo mantenere la stessa qualità di vita proteggendo il nostro pianeta. La bioeconomia è una strada per raggiungere questo obiettivo.”

Lo scopo dell’aggiornamento della strategia, che riprende la revisione pubblicata nel novembre del 2017 – a sua volta punto conclusivo delle riflessioni emerse alla Conferenza degli stakeholder della bioeconomia di Utrecht dell’aprile 2016 – è di affrontare le sfide globali come il cambiamento climatico, il degrado dei terreni e dell’ecosistema attraverso quattordici azioni concrete che saranno lanciate al più tardi nel corso del 2019. 

 

La strategia

Ne è passata di acqua sotto i ponti dell’Europa da quando la Commissione europea ha presentato nel febbraio 2012 la prima strategia sulla bioeconomia L’innovazione per una crescita sostenibile: una bioeconomia per l’Europa

“L’Europa deve passare a un’economia ‘post-petrolio’. Un maggiore utilizzo di fonti rinnovabili non è più solo una scelta, ma una necessità. Dobbiamo promuovere il passaggio a una società fondata su basi biologiche invece che fossili, utilizzando i motori della ricerca e dell’innovazione. Si tratta di una mossa positiva per l’ambiente, la sicurezza energetica e alimentare e per la competitività futura dell’Europa”, aveva affermato Máire Geoghegan-Quinn, la commissaria responsabile per la Ricerca, l’innovazione e la scienza nella Commissione Barroso.

In questi sei anni e mezzo ci sono stati la COP21 di Parigi, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite che ha indicato 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, il pacchetto per l’economia circolare adottato dalla stessa Unione europea. Naturale che la strategia dovesse essere aggiornata, soprattutto per interconnetterla maggiormente all’economia circolare e con i principi di uno sviluppo sostenibile, non sempre applicati in alcuni casi di bioeconomia. 

“Le risorse e gli ecosistemi biologici limitati del nostro pianeta – conclude la comunicazione della Commissione europea che aggiorna la strategia – sono essenziali per nutrire le persone, fornire acqua pulita ed energia pulita e accessibile. Una bioeconomia sostenibile è essenziale per affrontare il cambiamento climatico e il degrado dei terreni e degli ecosistemi. Affronterà la crescente domanda di cibo, mangimi, energia, materiali e prodotti causata da una popolazione mondiale in aumento e ridurrà la nostra dipendenza dalle risorse non rinnovabili.

L’implementazione di una bioeconomia sostenibile e circolare aumenterà la competitività dei settori della bioeconomia e sosterrà la creazione di nuove catene del valore in tutta Europa, migliorando allo stesso tempo lo status complessivo delle nostre risorse naturali. Tale bioeconomia si baserà – e capitalizzerà – principalmente sulle risorse rinnovabili sostenibili disponibili sul piano nazionale e sui progressi delle scienze, delle tecnologie e delle innovazioni che fondono il mondo fisico, digitale e biologico, in alcuni dei settori e delle industrie più importanti dell’Ue”.

A pochi mesi dalle elezioni europee la strada è tracciata. Ma per affrontare le sfide globali di uno sviluppo economico e sociale sostenibile ci sarà bisogno sempre più di un’Europa unita e coesa. Condizione che in questo particolare momento storico non sembra davvero semplice da realizzare.

 

A questo proposito, una delle azioni richiamata a più voci alla conferenza del 22 ottobre riguarda la comunicazione. Da tempo a Bruxelles hanno compreso che per decarbonizzare occorre avere dalla propria parte i cittadini (alias consumatori) e la grande industria. “La bioeconomia è il cibo che mangiamo, gli abiti che indossiamo, i prodotti che utilizziamo. Mostrate ai cittadini europei come la bioeconomia crea valore”, ha esortato le imprese presenti Moedas.

“Se non urliamo ciò che la bioeconomia può fare, allora il suo potenziale rimarrà tale. Il successo futuro della nostra strategia dipende da come mostriamo ai cittadini che la bioeconomia è una via per creare soluzioni”, ancora Moedas.

Non ha assistito però il Commissario al lancio della bottiglia di plastica da parte di Sveinn Margeirsson, amministratore delegato della società di ricerca islandese Matís e relatore nella sessione dedicata allo sviluppo locale della bioeconomia, che ha rimproverato la Commissione di scarsa coerenza, visto che in una conferenza dedicata alla bioeconomia circolare l’acqua è stata offerta ancora in bottiglie di origine fossile. 

Comunicazione a parte, ci sono tre aree di azione principali individuate dalla strategia: rafforzare e potenziare i settori biobased, sbloccando gli investimenti e il mercato; sviluppare rapidamente la bioeconomia a livello locale in tutta Europa; capire i suoi limiti ecologici.

“La comunicazione di questo aggiornamento è tempestiva, data la recente urgente chiamata all’azione da parte dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc). Diamo in special modo il benvenuto al focus sulla scalabilità dei settori biobased attraverso il supporto all’innovazione e lo sblocco di investimenti e mercati, e sulla diffusione della bioeconomia in tutta Europa”, ha fatto sapere BIC, il consorzio dell’industria biobased che anima la partnership pubblico-privata Bio-based Industries Joint Undertaking (BBI JU). 

Il tema degli investimenti e del supporto alla crescita di nuove imprese non a caso è un altro dei pilastri della nuova strategia. “Muovere dalla scala pilota a quella dimostrativa è ancora molto difficile in Europa. Noi vogliamo colmare questo gap”, ha affermato il vicepresidente della Banca europea degli investimenti (BEI), Andrew McDowell. E in questa stessa direzione si è espresso Mathieu Flamini: l’ex calciatore di Arsenal e Milan, co-fondatore dalla società biochimica GFBiochemicals, ha reclamato un maggior supporto da parte degli investitori alle start-up della bioeconomia e all’imprenditorialità giovanile. 

La Commissione in questa prospettiva ha lanciato una piattaforma di investimento per la bioeconomia circolare che metterà sul tavolo 100 milioni di euro. “La selezione di un fund manager è aperta”, fa sapere John Bell, direttore Bioeconomia alla Direzione Ricerca e innovazione della Commissione.

Resta però sempre il nodo della grande industria. Jos Peeters, partner del fondo belga Capricorn Venture, ha sottolineato come “le relazioni con le grandi imprese non sono semplici”. Lo dimostra – secondo Peeters – la decisione di Basf di abbandonare la joint venture Synvina costituita con Avantium per lo sviluppo di nuove bioplastiche a base di PEF (polietilen-furanoato). 

“Abbiamo bisogno di più progetti integrati nelle aree locali, di target ambiziosi e di più casi di successo”, ha fatto presente Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont. 

Il messaggio che arriva chiaro da Bruxelles è che il cammino verso la bioeconomia circolare è senza ritorno, se si vuole davvero riconnettere economia, società e ambiente. Certo non sarà semplice, perché non mancano gli ostacoli e gli oppositori, ma “la decarbonizzazione – si è detto certo Tiago Pitta e Cunha, amministratore delegato della Fondazione Oceano Azul – sarà la chiave del ventunesimo secolo”.

 

 

Commissione europea, Una bioeconomia sostenibile per l’Europa: rafforzare il collegamento tra economia, società e ambiente, ottobre 2018; https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM: 2018:0673:FIN: IT:PDF

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