Materia Rinnovabile numero 25 / gennaio-febbraio

Il futuro chiede ambizione

di Manuel Pulgar-Vidal

Quest’anno ha portato molti motivi per essere pessimisti in tema di cambiamenti climatici. Richiami sempre più allarmanti dai climatologi. Incendi in California. E il 2018 è destinato a piazzarsi al quarto posto nella classifica degli anni più caldi.

Ma, dopo l’ultimo round di colloqui sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite di Katowice, in Polonia, vale la pena di ricordare che abbiamo già, nell’Accordo di Parigi del 2015, l’intelaiatura su cui costruire una risposta comune a questa sfida globale.

 

Parigi ha creato il contesto

L’Accordo siglato a Parigi era basato su quattro elementi importanti: una solida base scientifica, ovvero il Quinto Rapporto di Valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), pubblicato nel 2013; un’ampia coalizione di attori non statali, tra cui il mondo del business, amministrazioni locali e organizzazioni no-profit, mobilitati mediante la Lima-Paris Action Agenda; un supporto finanziario adeguato derivante principalmente ma non esclusivamente dal Green Climate Fund; piani dal basso all’alto proposti sia dai governi dei paesi sviluppati che da quelli dei paesi in via di sviluppo.

I Nationally Determined Contributions, NDC, questo è il loro nome, hanno dato ai governi la fiducia per proporre obiettivi di riduzione delle emissioni e piani di azione senza assumere impegni vincolanti. Ciò ha permesso di mettere a fuoco linee di pensiero, nuove opportunità, e ha avviato un processo per traslare gli obiettivi globali di Parigi a livello nazionale.

Però questi primi NDC non sono, complessivamente, all’altezza della situazione: se venissero implementati come scritto, porterebbero a 3,4 °C di riscaldamento entro la fine del secolo, più del doppio del limite di 1,5 °C contro il cui superamento le Parti hanno convenuto di battersi nell’Accordo di Parigi, e anche molto più alto del limite estremo del “ben al di sotto di 2 °C”.

Perché il processo negoziale abbia successo è vitale stabilire un solido pacchetto normativo che regoli l’aggiornamento degli NDC, che furono fissati nel 2014-15. Servono regole sulla trasparenza perché i governi si assumano la responsabilità riguardo agli NDC e, fondamentalmente, serve capire come renderli più ambiziosi basandosi sulla scienza del clima.

Ripeto, il terreno è stato preparato. Il Talanoa Dialogue ha permesso alle parti di condividere esperienze e, si spera, darà loro la fiducia per adeguare i loro obiettivi. Il rapporto su 1,5 °C di riscaldamento dell’Ipcc ha dato un’immagine nitida della scala del problema fornendo le basi scientifiche per un’azione decisiva.

La finanza, come sempre gioca un ruolo importante. I paesi climaticamente più vulnerabili sono anche i più poveri: devono ricevere solidarietà e supporto finanziario mentre lavoreranno per adattarsi ai cambiamenti climatici cercando di svilupparsi attraverso processi a basse emissioni di carbonio. L’Accordo di Parigi racchiude l’obiettivo, fissato nel 2009, di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno nella finanza climatica entro il 2020, e mantenersi almeno a questo livello fino al 2025. Però non è chiaro cosa dovrà succedere dopo.

 

Serve maggiore ambizione

Sarà anche fondamentale elevare le ambizioni riguardo alla riduzione delle emissioni prima del 2020, quando gli NDC entreranno in vigore accelerando ulteriormente le trasformazioni necessarie nei nostri sistemi energetici, di trasporto e industriali, e proteggere e ripristinare foreste e altri sistemi naturali. I paesi che non l’hanno ancora fatto devono ratificare l’Emendamento di Doha al Protocollo di Kyoto, che fissava una seconda fase di impegni (dal 2013 al 2020); mentre 120 parti l’hanno sottoscritto, ne mancano 24 all’appello.

A prescindere dai risultati di Katowice non va dimenticato che c’è un quinto elemento alla base dell’Accordo di Parigi: un forte sostegno popolare all’azione per tagliare le emissioni di gas serra.

Davanti a un’evidenza scientifica così preoccupante, e malgrado gli sforzi di coloro che cercano di trarre profitto dallo status quo, sarà necessario mobilitare un crescente supporto dell’opinione pubblica all’azione dei negoziatori in tutti i colloqui sul clima, affinché abbiano un mandato chiaro per un’azione climatica aggressiva e ambiziosa. 

 

 

WMO Provisional statement on the State of the Global Climate in 2018tinyurl.com/y85hnrte

AR5 Synthesis Report: Climate Change 2014www.ipcc.ch/report/ar5/syr

The Lima-Paris Action Agenda, https://unfccc.int/news/the-lima-paris-action-agenda-promoting-transformational-climate-action

Green Climate Fund, www.greenclimate.fund/home

Talanoa Dialogue, https://talanoadialogue.com

Ipcc, Special Report Global Warming of 1.5 ºCwww.ipcc.ch/sr15

The Doha Amendment, https://unfccc.int/process/the-kyoto-protocol/the-doha-amendment

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