Materia Rinnovabile numero 25 / gennaio-febbraio

Decarbonizzare ora

di Emanuele Bompan

L’economia non può essere circolare se non saprà essere un fondamento per la decarbonizzazione del pianeta. Il 2018 è stato uno degli anni più caldi di sempre.

L’Osservatorio di Mauna Loa alle Hawaii ha rilevato una concentrazione media di biossido di carbonio atmosferico, il principale gas serra, superiore a 410 parti per milione (ppm), il valore più elevato degli ultimi 800.000 anni. I report scientifici dell’Ipcc continuano a ribadire una e una sola cosa: fermare il riscaldamento climatico è sempre più urgente e la finestra di opportunità continua a restringersi. 

Materia Rinnovabile ritiene che il clima è in assoluto la più grande sfida per l’umanità mai affrontata. Che richiede uno sforzo più imponente di trasformazione industriale di quello messo in moto per la Seconda guerra mondiale, che sappia mettere in campo visione politica, audacia, partecipazione e ingegno tecnologico. 

Abbiamo visto come in Francia alzare le accise sulla benzina abbia scatenato una rivolta della classe media che non è disposta a nessun compromesso per difendere il proprio benessere. In Italia una misura di bonus e malus per le auto, strutturata in base alle emissioni, ha fatto insorgere il paese che ha criticato in blocco una delle prime azioni sull’ambiente del governo in carica. In Usa Trump ha cancellato gran parte delle misure prese da Obama sulla decarbonizzazione. 

Le emissioni salgono, +2,7%, nel 2018. Eppure non si assistono a variazioni significative di comportamenti, nonostante l’Eurobarometro riporti che l’85% dei cittadini concordi sul fatto che la lotta al cambiamento climatico sia una priorità. Il cambiamento climatico è un nemico oscuro e complesso. Le cause dell’inazione nel fermare le emissioni simultaneamente dovute a governi conservatori ignavi, grandi corporation con interessi particolari e piccole aziende mal informate, cittadini maleducati e cittadini beninformati ma vittime della propria pigrizia (incluso l’autore). L’inazione è soprattutto culturale e psicologica, ancora prima di essere politica.

Il concetto di economia circolare sta esplodendo nel mondo, dall’Europa alla Cina, dagli Usa al Cile. Serve, però, lavorare su un concetto esteso di circular economy che includa una visione centrale sulla circolarità dell’energia e su un’economia circolare zero carbon, o meglio ancora carbon-smart (vedi l’intervista a Jennifer Holmgren).

Che fare? Da un lato bisogna fomentare la ricerca e l’ecodesign per creare batterie elettriche, pannelli fotovoltaici, pale eoliche, apparecchi elettrici ed elettronici completamente circular. Sostenere l’energia rinnovabile e il risparmio energetico sono un assunto chiave della CE per cui si necessitano loop il più chiusi possibile per la gestione di tutte le materie coinvolte (cobalto, litio, terre rare, rame ecc.) che impieghino ogni componente a fine vita del prodotto. Dall’altro i processi industriali circolari devono tenere come stella polare il principio della lowest carbon solution, ovvero scegliere sempre l’opzione meno carbon-intensive. Infine serve sostenere quelle tecnologie che ci aiuteranno nella CCU, Carbon Capture and Usage della CO2, siano esse grandi bioraffinerie per la produzione di biopolimeri o etanolo per biocarburanti derivati dalla CO2 catturata oppure grandi piani di afforestazione per alimentare la silvi-bioeconomia, usando gli alberi e la legna come carbon sink duraturi su una scala minima di 300 anni (quindi spazio al retrofit degli edifici prefabbricati in legno). Il nuovo numero di Materia Rinnovabile pone le prime basi per questa lunga riflessione, che riprenderemo nei prossimi numeri. La guerra per fermare il climate change è appena iniziata.  

 

Iscrizione alla Newsletter