Materia Rinnovabile numero 23-24 / settembre-dicembre

Trumpizzando l’ambiente

L’assalto di Trump all’ambiente costituirà la sua eredità

di Richard Heinberg

La Svezia ha recentemente annunciato di aver raggiunto quest’anno l’obiettivo per la riduzione di emissioni di carbonio previsto per il 2030. Una buona notizia sul clima, sempre più rara di questi tempi. Dopo gli Accordi di Parigi, ratificati durante la presidenza di Barack Obama, le emissioni di carbonio sono rimaste stabili per due anni, ma ciò non è sufficiente dato che abbiamo bisogno che le emissioni diminuiscano rapidamente e in modo continuativo. Ora le condizioni politiche ed ecologiche sono ulteriormente peggiorate, e sempre più persone sono convinte che stiamo perdendo la battaglia contro i cambiamenti climatici.

Nel suo ultimo Emissions Gap Report il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente ha riscontrato che 20 paesi, tra cui Usa, Giappone e Australia, non stanno rispettando i propri impegni di riduzione, e le emissioni globali di anidride carbonica sono nuovamente in aumento. Gli Stati Uniti, con Donald Trump Presidente, hanno in programma di recedere dall’Accordo di Parigi, ed è previsto che quest’anno nel paese le emissioni aumentino dell’1,8%. 

Questa brutta notizia non dipende solo da Trump, ma nonostante ciò è difficile sopravvalutare la misura in cui l’attuale Presidente sta allegramente mandando all’aria qualsiasi progresso realizzato negli anni passati in campo ambientale. Scott Pruitt, il grottesco e perfido capo dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa), ha rassegnato le dimissioni, ma il nuovo amministratore dell’agenzia è un nemico altrettanto agguerrito della normativa ambientale, anche se non è così bravo a guadagnarsi le prime pagine. 

Tutto il ramo esecutivo del governo federale sta lavorando allo smantellamento delle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici. Stravolgendo il Clean Power Plan e le normative sul consumo di carburante di Obama, l’amministrazione Trump sta perfino andando oltre i desideri più ottimistici delle aziende automobilistiche e di quelle produttrici di combustibili fossili (almeno alcune). Queste scelte di Trump sembrano essere più guidate dal desiderio di far dispetto al suo predecessore che non da obiettivi economici o filosofici razionali. 

Le altre priorità del Presidente sembrano essere la distruzione delle norme democratiche, la demonizzazione della stampa libera, le alleanze con i dittatori di ogni parte del pianeta, l’istigazione di guerre commerciali e inoltre incoraggiare la corruzione e detassare i ricchi. Inoltre mentre l’inchiesta Mueller si avvia a conclusione, l’unico modo in cui Trump sembra poter sopravvivere è rafforzando la propria retorica autoritaria. 

Apparentemente nessuna di queste priorità sembra avere molto a che fare con i cambiamenti climatici, ma in una certa misura invece c’entrano tutte. Concentrando l’attenzione dei propri sostenitori e oppositori su problemi che ha lui stesso creato, Trump ci distrae dall’unica questione realmente importante: il destino del nostro pianeta e delle generazioni future. Perciò mentre le buffonate di Trump sembrano dirette a compiacere la propria base razzista, o a trollizzare i suoi critici di sinistra, le sue azioni hanno in realtà enormi implicazioni a livello storico e globale. 

In questa situazione i vincitori temporanei comprendono Vladimir Putin, visto che l’economia russa basata sui combustibili fossili trae beneficio da un atteggiamento rilassato nei confronti delle emissioni, così come i frackers di Texas e Nord Dakota, i quali consapevoli che il fracking è una bolla pronta a esplodere sia a livello di risorse sia di investimenti, hanno bisogno di trarne profitto il più rapidamente possibile. 

E così il mondo si divide in autoproclamatisi buoni e cattivi, dividendo Stati, quartieri e famiglie tra pro e anti Trump. 

Siamo soffocati da una retorica incandescente, proprio quando avremmo bisogno di discussioni ponderate e di una cooperazione globale senza precedenti se vogliamo scongiurare il collasso planetario. 

Stiamo entrando in un’epoca in cui uomini narcisisti si contendono le briciole dell’era industriale, peggiorando i processi (i cambiamenti climatici e l’impoverimento delle risorse) che minacciano la sopravvivenza degli esseri umani e di così tante altre specie. Trump è un sintomo, non la causa ultima. Non è solamente un’irresistibile star da reality show televisivo, che ci distrae dagli esiti di uno stile di vita al quale i ricchi si aggrappano, ma che ci sta uccidendo tutti. Trump è piuttosto il capro espiatorio per il nostro fallimento collettivo. 

 

 

Post Carbon Institute, www.postcarbon.org

Unep, The Emissions Gap Report 2017wedocs.unep.org/bitstream/handle/20.500.11822/22070/EGR_2017.pdf

 

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