Materia Rinnovabile numero 3 / aprile

Giallo oro

di Federico Pedrocchi

Si ha la sensazione che questo 21° sarà un grande secolo per l’urina. Naturalmente il suo ruolo centrale nell’esistenza dei viventi non deve essere riscoperto, ovvero non è che nel 21° dobbiamo rivalutarla e impegnarci quindi a “praticarla” di più. Quel che si fa è infatti ineludibile. Ma è proprio una grande progettualità quella che si sta sviluppando, in più modi, per non buttarla via. Ciò si inserisce in una cornice culturale che trovo di grande fascino: le tecnologie più avanzate ci consentono di individuare comportamenti virtuosi che sono connessi ai nostri fondamentali di esseri viventi che abitano un pianeta. Tuttavia, poiché fra i fondamentali ci sta pure il desiderio di essere ricchi, non sorprende che un passaggio cruciale verso la valorizzazione del liquido organico sia stato quello di considerarla come una sostanza trasformabile in oro. 

Avvenne intorno al 1670, quando la chimica era una tecnica tanto approssimata da considerare il colore giallo come una efficace premessa verso il prezioso metallo. Hennig Brand, alchimista tedesco, raccolse nella cantina della sua abitazione 50 secchi di urina e lì li tenne per un certo numero di mesi smanettandoli con diverse sostanze fino a ottenere un...

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