Materia Rinnovabile numero 1 / novembre - dicembre

Il picco delle risorse

di Ugo Bardi

Se vi chiedessero di immaginare un polo antitetico a quello dell’economia circolare, cosa vi verrebbe in mente? Probabilmente il mondo dei combustibili fossili, cioè lo stock di carbonio che si è andato accumulando nel sottosuolo per centinaia di milioni di anni e che in poche generazioni abbiamo dilapidato: il recupero di un bene commerciale a fine vita si misura in mesi; quello delle riserve di carbonio ha tempi che oltrepassano la sfera della storia umana.
Aver puntato sui combustibili fossili ha significato consolidare l’idea di sviluppo lineare. Ancora oggi questo processo è in corso: tecnologie più sofisticate per la ricerca di nuovi giacimenti, le mutate condizioni climatiche e la corsa alle shale oil e allo shale gas hanno consentito di aumentare la quantità di petrolio e gas disponibili. Ma il percorso che è ancora possibile compiere in quella direzione è nullo dal punto di vista climatico (la concentrazione di CO2 in atmosfera è già a un valore troppo alto) e ridotto dal punto di vista delle risorse disponibili. Questo limite ha un nome: teoria del picco.

Un fantasma si aggira per il mondo: il “picco”. 

È un concetto perfino ovvio da un certo punto di vista: se sfruttiamo una risorsa non rinnovabile, la produzione deve per forza partire da zero all’inizio dello sfruttamento, per poi arrivare a zero quando la risorsa è completamente esaurita. Fra questi due estremi, ci deve essere per forza un massimo:...

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