Materia Rinnovabile numero 2 / gennaio - febbraio

La seconda vita green dell'agricoltura

di Sara Guerrini

Le materie plastiche sono ampiamente usate in agricoltura, tanto da essere diventate un elemento distintivo e caratteristico di alcuni paesaggi. Teli per coperture delle serre, pacciamature, reti, manichette per irrigazione, vasetti per florovivaistica, teli per copertura di insilati sono solo alcuni degli esempi della grande versatilità che rende le materie plastiche da più di 50 anni preziosi alleati dell’agricoltore. Le plastiche consentono di ottenere produzioni più elevate e di migliore qualità, di ridurre l’utilizzo di mezzi chimici e acqua per irrigazione e di modificare il ciclo delle colture per rispondere alle maggiori richieste di produzione di cibo della popolazione. Tuttavia, esiste un “rovescio della medaglia”, sia per gli operatori sia per l’ambiente: le plastiche devono essere, a fine del loro uso, raccolte e smaltite correttamente. Per alcune tipologie di manufatti questi passaggi possono essere poco convenienti e difficoltosi, tanto che ancora oggi non tutta la plastica che entra nel sistema agricoltura viene recuperata alla fine dell’uso, dando vita a frequenti fenomeni di dispersione incontrollata nell’ambiente. Per tutte quelle applicazioni di plastiche in agricoltura “a rapida rotazione” in campo (pacciamature) o “a perdere” (supporti per feromoni, pacciamature per colture pluriennali) i materiali biodegradabili costituiscono un’alternativa efficace, rispettosa per l’ambiente e soprattutto a produzione zero di rifiuto a fine uso.

 

I teli plastici in agricoltura: luci e ombre

La domanda del settore dei teli plastici per agricoltura a livello globale è stata, nel 2013, di circa 4 milioni di tonnellate, prevalentemente allocate in Asia (70% circa) e, a seguire, in Europa (16%).

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