Materia Rinnovabile numero 2 / gennaio - febbraio

La guerra per la biomassa

di Mario Bonaccorso

Dopo le guerre per il carbone e per il petrolio, nei prossimi anni prepariamoci alle guerre per la biomassa. La provocazione – ma è davvero solo una provocazione? – l’ha lanciata lo scorso novembre a Düsseldorf, intervenendo alla Conferenza internazionale del cluster Clib2021, Heiner Grussenmeyer, direttore Ricerca e Sviluppo della Stora Enso, il colosso finno-svedese operante nella produzione di pasta cellulosa e carta a livello mondiale. 

La volatilità dei prezzi del petrolio e le risorse fossili limitate stanno spingendo i maggiori colossi dell’industria chimica, e non solo, verso l’utilizzo di materie prime alternative: colture alimentari, scarti delle produzioni agricole e rifiuti. La parola d’ordine è sostenibilità: non solo economica ma anche ambientale. E la biomassa è una risorsa rinnovabile ma scarsa, distribuita non in modo omogeneo sul nostro pianeta. Nel caso delle colture alimentari il suo impiego industriale si scontra con la domanda crescente di cibo nel mondo. Per questo motivo, l’Unione europea ha di fatto bloccato qualsiasi sviluppo della cosiddetta prima generazione di biocarburanti, quelli che derivano dall’impiego di materie prime agricole, come grano e mais.

Ma ci sono scarti agricoli e rifiuti in grado di alimentare l’intera bioeconomia? La situazione che si va delineando a livello globale è molto intricata: da una parte la domanda di biomassa cresce e si indirizza non solo alle bioenergie ma anche ai cosiddetti biomateriali e biochemicals, dall’altro si proiettano verso il mercato mondiale della bioeconomia...

Per leggere gli articoli completi è necessario essere abbonati: acquista l'abbonamento qui
se sei già abbonato

Iscrizione alla Newsletter