Materia Rinnovabile numero 2 / gennaio - febbraio

Rockström: 'Anche i biomateriali per fermare i combustibili fossili'

La finitudine delle risorse del pianeta, la gravità degli effetti del cambiamento climatico, i nuovi paradigmi tecnologici per non sconfinare oltre i limiti dell'equilibrio della natura. Un colloquio con l'autore dell'ultimo Rapporto al Club di Roma

a cura di Emanuele Bompan, intervista a Johan Rockström

Identificare e quantificare i limiti planetari affinché le attività umane non causino mutazioni ambientali insostenibili. Questa è la missione della ricerca di Johan Rockström, professore in Environmental Science and Sustainability all’Università di Stoccolma e direttore esecutivo dell’eminente Stockholm Resilience Centre, uno dei più importanti centri di ricerca sulla resilienza del pianeta.

Lo studio dei limiti è iniziato nel 2009 analizzando nove parametri oltre i quali l’umanità non dovrebbe spingersi per evitare i tipping points, trasformazioni catastrofiche dalle quali sarebbe difficile uscire. Questi limiti includono l’assottigliamento della sfera dell’ozono, la perdita della biodiversità, il cambiamento climatico, la contaminazione da inquinanti chimici, l’acidificazione degli oceani, la trasformazione dell’uso di suolo, i flussi di fosforo e azoto, l’aerosol. Un osservatorio sofisticatissimo che ha permesso a Rockström di avere una visione organica complessa sulle macro-trasformazioni del pianeta. La sua ricerca è contenuta in una pubblicazione, Natura in bancarotta (Edizioni Ambiente, 2014), e Materia Rinnovabile l’ha raggiunto in Svezia per riflettere sui limiti del pianeta. Partendo proprio dalla materia.

 

 

La nostra impronta ecologica supera la capacità di assorbimento della Terra. E uno degli elementi meno noti dell’equazione planetaria è l’impatto dell’estrazione di molte materie prime. 

Per leggere gli articoli completi è necessario essere abbonati: acquista l'abbonamento qui
se sei già abbonato

Iscrizione alla Newsletter