Materia Rinnovabile numero I-2 / Gli imballaggi nell\'economia circolare

La filiera del riciclo degli imballaggi in alluminio

di Bruno Rea, Gino Schiona

Nel 2017 la produzione di imballaggi in alluminio è stata pari a 70.000 tonnellate. I volumi sono stati per lo più costanti negli anni (mediamente sempre superiori alle 60.000 tonnellate annue), con una flessione tra il 2007 e il 2009 sia dell’immesso sul mercato sia del riciclo a seguito della crisi economica.

Vent’anni di sviluppo e crescita delle raccolte differenziate e del riciclo degli imballaggi, con trend costanti e coerenti con l’evoluzione dei sistemi e dei modelli di gestione, sempre più avanzati sia dal punto di vista della pianificazione sia da quello delle tecnologie, hanno determinato non solo il conseguimento di tutti gli obiettivi di legge previsti ma, anche, il consolidamento di una riconosciuta leadership del nostro Paese in Europa. Questo risultato assume un significato e una valenza ulteriori se consideriamo che la complessità della gestione dei rifiuti, in Italia, è andata a sovrapporsi e a sommarsi ad altre forme di complessità tipiche del nostro Paese – gli scenari e i contesti dal punto di vista culturale, sociale, politico ed economico sono ovviamente molto differenti da Paese a Paese – riuscendo comunque a generare un modello di gestione, come sistema Paese, unico e di valore, sul fronte della raccolta e del trattamento e, in particolare, su quello del riciclo.

Se questo è vero per tutti i materiali del sistema Conai, lo è ancora di più per l’alluminio, per natura e vocazione affine e, addirittura, precursore dei principi e dei valori alla base di un’economia circolare.

Un buon risultato che denota, inoltre, come tutto ciò sia stato possibile grazie al contributo e all’azione combinata di istituzioni, imprese, comuni, operatori e cittadini. Gli stessi che oggi si trovano davanti a nuovi e ancora più ambiziosi obiettivi, come quelli indicati dal recente pacchetto di direttive sull’economia circolare.

Rispetto agli obiettivi fissati dal nuovo Pacchetto sull’economia circolare, l’Italia risulta aver già superato sia l’obiettivo del 2025 del 50% sia quello del 2030 del 60% del riciclo rispetto all’immesso sul mercato di imballaggi in alluminio.

La nuova sfida, oggi, più che quantitativa è qualitativa, e riguarda la necessità di disporre di un atteggiamento e di un approccio nuovi e innovativi dal punto di vista culturale per agevolare la transizione dall’economia lineare a quella circolare e consolidare, quindi, le importanti performance e trend di crescita degli ultimi anni, introducendo gli strumenti e le azioni necessarie per determinare l’ordinarietà e la consuetudine di un nuovo modello di produzione, consumo e gestione di risorse e di energia.

L’alluminio, nonché le risorse economiche, energetiche e industriali che rappresenta, è in grado di contribuire al raggiungimento di tutti questi grandi obiettivi evolutivi.

Gli attuali livelli di percezione del materiale, degli imballaggi e dei prodotti con esso realizzati, nonché quelli su raccolta differenziata e riciclo sono, oggi, particolarmente elevati e determinanti per avanzare, presso tutti i target di riferimento, con strumenti e progetti di comunicazione in grado di sostenere e ampliare la consapevolezza e la partecipazione al grande progetto di tutela ambientale che vede l’alluminio protagonista indiscusso del nuovo modello di economia circolare. 

Il supporto prioritario alla raccolta differenziata e il sostegno allo sviluppo di nuove e integrative modalità di recupero finalizzate a una crescita costante e continuativa del riciclo sono gli obiettivi principali delle strategie e delle iniziative che il Consorzio sta pianificando per il prossimo triennio.

Il conseguimento di una quota di riciclo di oltre il 63% e del 68% di recupero complessivo nel 2017 confermano come il sistema nazionale di gestione degli imballaggi in alluminio negli ultimi anni abbia raggiunto un livello di maturità e di efficienza tali da garantire, in futuro, ulteriori incrementi quantitativi e qualitativi, in particolare in quelle aree del Paese che ancora oggi risultano più in ritardo. I migliori sistemi e modelli di raccolta e le tecnologie più avanzate, come è normale che avvenga considerata l’eterogeneità dei territori, vengono adottati con tempi e modi diversi nelle diverse regioni italiane.

La consapevolezza che il processo di sviluppo è ormai irreversibile è data dal fatto che, seppur a macchia di leopardo, le principali regioni del Sud Italia in tempi relativamente brevi conseguono interessanti e crescenti performance in grado di ridurre il gap con le aree più avanzate. L’impegno di CiAl in questo senso prevede ormai da anni un supporto personalizzato che non si limita alla semplice erogazione di corrispettivi economici a fronte del materiale raccolto e conferito ma punta, piuttosto, a garantire l’individuazione delle migliori opzioni possibili per massimizzare il recupero dell’alluminio nei diversi contesti territoriali.

Sistemi premianti e incentivanti in funzione di crescenti livelli di quantità e qualità raccolta pro capite, supporto nell’adozione di nuove tecnologie e soluzioni integrative della stessa raccolta differenziata per garantire la captazione di frazioni di materiale erroneamente conferite nel rifiuto indifferenziato, ma anche l’opzione di recupero della frazione alluminio dal sottovaglio degli impianti di selezione dei rifiuti da raccolta differenziata: sono queste alcune delle modalità con cui da anni operiamo per valorizzare l’impegno dei cittadini, dei Comuni e degli operatori.

Un ulteriore elemento di soddisfazione e consapevolezza della bontà della linea d’azione intrapresa dal Consorzio è anche dato dal confronto con i livelli di riciclo conseguiti negli anni dagli altri Paesi dell’Unione Europea, con i quali da tempo ci confrontiamo e spesso collaboriamo, condividendo anche progetti di ricerca e sviluppo. 

Un aspetto interessante da sottolineare a questo proposito è che, a differenza proprio degli altri Paesi, il sistema italiano è basato sulla raccolta e il recupero di tutte le tipologie di imballaggi e non solo su quelle più facilmente valorizzabili in termini economici. Questo è chiaramente un aspetto fondamentale, che conferma la capacità del nostro sistema di coniugare al meglio l’efficienza economico-gestionale con la responsabilità socio-ambientale d’impresa.

Il Consorzio, inoltre, grazie al know how acquisito e riconosciuto collabora e affianca le imprese nella ricerca di soluzioni finalizzate a garantire la sostenibilità ambientale dei prodotti, come nel caso delle capsule in alluminio per caffè che, per caratteristiche tecniche, distributive e di consumo richiedono, per la loro valorizzazione, azioni dedicate, o come nel caso della raccolta delle lattine per bevande a bordo delle navi delle principali compagnie di crociera.

L’azione di CiAl si colloca e coordina ovviamente con il sistema nazionale di gestione delle tematiche ambientali e delle responsabilità dei produttori di beni e materiali nell’ambito delle normative europee e nazionali e con tutti i soggetti coinvolti. A questo proposito, nell’ambito delle prossime politiche e strategie, con il recepimento delle direttive riteniamo necessario proporre una strategia di azione a livello nazionale che, con interventi differenziati nei modi e nei tempi, conduca le diverse aree del territorio ai medesimi livelli di efficienza. In questo senso, accanto agli strumenti legislativi “tradizionali”, si propone di definire e condividere linee guida sia di carattere generale sia specifico.

Le linee guida dovrebbero, inoltre, affrontare aspetti di carattere organizzativo, gestionale, tecnologico ecc., anche attraverso l’individuazione di modelli di eccellenza replicabili per determinare scelte adeguate e coerenti nei diversi ambiti, in funzione delle specifiche caratteristiche socio-economiche, in particolare nell’accesso alle “migliori” tecnologie disponibili.

Alcune indicazioni di cui si parla da anni che, seppur “banali”, non trovano riscontro nella realtà, sono quelle relative al sistema di gestione integrato di raccolta, trattamento e recupero dei rifiuti urbani e assimilati; con particolare attenzione ai sistemi e ai modelli di raccolta differenziata che, indipendentemente dalle attrezzature adottate (che si presume vadano incontro a una gestione efficiente ed efficace in termini economici, quantitativi e qualitativi in considerazione dei diversi parametri che dovrebbero ispirare l’organizzazione dei servizi nei differenti ambiti territoriali ecc.), dovrebbero prevedere medesimi codici colore rispetto ai diversi sistemi di raccolta. In ambito prettamente locale sarà, inoltre, opportuno procedere verso una omogeneizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative sul territorio nazionale, al fine di eliminare discrasie nell’applicazione delle leggi e normative tra aree diverse del Paese, per esempio attraverso uno standard applicativo dei codici CER sul fronte dei rifiuti urbani e assimilati.

Proprio all’interno di questo scenario si colloca, inoltre, l’imminente scadenza e conseguente rinnovo dell’Accordo Quadro ANCI-Conai, entro il prossimo 31 marzo 2019, e il Consorzio lavorerà per la revisione e l’ottimizzazione dei contenuti dell’Allegato Tecnico Alluminio, in particolare in termini economici, tecnici e procedurali, con la finalità di rilanciare ulteriormente il proprio impegno e quello delle imprese della filiera.

Sul fronte della “sostenibilità ambientale” degli imballaggi, e più in generale dei prodotti, potrebbe essere opportuno rivedere le modalità di comunicazione e divulgazione su questi aspetti per evitare alcune distorsioni della realtà e ostacoli a un effettivo sviluppo verso un’economia verde. Mi riferisco, in particolare, a tre tematiche specifiche. 

Una è relativa alla supposizione che i materiali e i prodotti cosiddetti degradabili o simili (con poca chiarezza sulle classificazioni) siano migliori. Come se il prodotto degradabile sia da considerare preferibile a uno riciclabile e/o riciclato. È l’insieme delle caratteristiche, delle performance tecniche e ambientali applicate a una determinata realtà che fa la differenza e ne determina l’adozione per specifici usi. Un’informazione “reale” fa rientrare sotto la definizione, per esempio, di “prodotto efficiente”, la più ampia scelta di materiali o prodotti rispetto agli impieghi e alle funzioni d’uso. Particolare rilievo assumono i materiali cosiddetti permanenti tra cui i metalli e, in particolare, l’alluminio con cicli di vita materici tendenti all’infinito.

Il secondo aspetto è ancora una volta un problema di comunicazione e di distorsione della realtà quando si parla di obiettivi di “creazione di un mercato dei prodotti del riciclo”. Il mercato dei prodotti del riciclo in realtà esiste da sempre nel nostro Paese, come nel caso specifico dei rottami di alluminio, e non ha necessità, se non per alcuni e determinati materiali sintetici, di sostegni normativi o legali. L’obiettivo vero è quello di creare una maggior consapevolezza tra l’opinione pubblica sull’uso efficiente delle risorse e quindi sulla necessità di una gestione corretta delle stesse (incluso il fine vita) attraverso una più efficiente raccolta differenziata finalizzata al riciclo e al recupero dei materiali nel pieno rispetto dei principi di una più ampia e condivisa responsabilità. In questo caso è auspicabile un’informazione più coordinata verso obiettivi comuni e condivisi tra tutti i soggetti coinvolti.

La terza tematica è una distorsione rappresentata da quella che si ritiene una superficiale interpretazione dei principi della prevenzione. Infatti è evidente che – dato per scontato il quadro normativo e il rispetto delle relative regole da parte delle imprese – sia il mercato a determinare la sempre maggiore introduzione dei valori sottesi alla prevenzione, che interviene a monte sui prodotti con conseguenti vantaggi di contenimento della produzione dei rifiuti. La ragione è che i costi dei materiali e della ricerca delle modifiche del sistema produttivo per orientarsi verso soluzioni “eco-compatibili”, le scelte di marketing delle imprese, l’orientamento delle sensibilità dei cittadini/consumatori sono pagati dall’economia reale del Paese. Il processo pare quindi abbastanza naturale e prettamente legato alla capacità di adattamento al mercato da parte delle imprese. È assolutamente importante mantenere alta l’attenzione sulle tematiche connesse con la prevenzione per garantire l’evoluzione dei processi e dei prodotti in ottica green economy ma, riteniamo, non si può prescindere da quanto è stato fatto e dai contributi che la ricerca e l’innovazione tecnologica garantiranno a questo processo ormai irreversibile. È importante, quindi, mantenere alta l’attenzione, sensibilizzare, promuovere, monitorare e valutare possibilmente nel rispetto delle specificità dei diversi materiali.

Con riferimento alla filiera dell’alluminio il concetto di economia verde e di salvaguardia delle risorse è parte integrante delle sue caratteristiche e dei suoi valori, primo fra tutti quello legato all’importanza strategica del riciclo e del relativo contributo al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni serra. E ancora più connaturati alla filiera produttiva di imballaggi e beni in alluminio sono i principi della prevenzione, nella piena consapevolezza del ruolo delle imprese e dei continui miglioramenti introdotti dall’innovazione tecnologica che rendono il nostro materiale, inequivocabilmente, uno dei più ecocompatibili e coerenti con le future politiche e modelli di sviluppo socio-economico della Green Economy. 

 

 

I benefici ambientali e socio-economici della gestione consortile

 

Nel 2017, CiAl ha avviato a riciclo 14.000 tonnellate di rifiuti di imballaggio in alluminio, quasi il 32% dei quantitativi complessivamente avviati a riciclo a livello nazionale. 

Tra il 2005 e il 2017 il trend dei volumi avviati a riciclo mostra un incremento costante. Nello stesso periodo si registra una crescita significativa della quota di imballaggi in alluminio che vengono avviati direttamente alle fonderie, mentre risulta costante nel tempo la quantità di tappi avviati a riciclo che debbono essere sottoposti a operazioni di preparazione.

Il Tool LCC del Conai stima che tra il 2005 e il 2017 l’attività di riciclo dei rifiuti di imballaggio in alluminio svolta da CiAl ha consentito al nostro Paese di evitare complessivamente il consumo di oltre 113 milioni di tonnellate di materia prima, equivalenti a 9 miliardi di lattine.

Il trend della materia prima risparmiata è coerente con l’andamento dei quantitativi avviati a riciclo: complessivamente, l’aumento del materiale inviato direttamente alle fonderia fa crescere il beneficio ambientale.

Grazie al riciclo degli imballaggi in alluminio, il Consorzio CiAl nel solo 2017 ha permesso di evitare il consumo di 13.000 tonnellate di materia prima. Tra il 2005 e il 2017 l’attività del Consorzio ha consentito al nostro Paese un risparmio di energia primaria di circa 3 TWh, equivalenti al consumo di energia primaria di 2 centrali termoelettriche. L’andamento nel tempo dell’energia risparmiata presenta un trend coerente a quello della materia risparmiata fino al 2012, dopo di che il trend si inverte e, nonostante la riduzione dei volumi di materia recuperata da riciclo, l’energia primaria risparmiata aumenta. Di conseguenza, si evidenzia che non vi è una correlazione diretta tra quantità di materia prima risparmiata ed energia primaria. L’energia consumata per la produzione unitaria di materiale primario da fonti fossili ha un andamento discontinuo negli anni, in quanto legato alla variazione delle quote di produzione primaria di alluminio, riciclo interno e riciclo post-consumo e alla ripartizione geografica delle quantità di alluminio primario prodotto.

Nel solo 2017, il risparmio energetico derivante dal riciclo degli imballaggi in alluminio gestiti da CiAl è stato pari a 0,29 TWh di energia primaria equivalente, quadruplicato rispetto al 2005.

Le emissioni in atmosfera evitate tra il 2005 e il 2017, grazie ai minori consumi energetici derivanti dall’impiego di materia recuperata, sono pari a oltre 1 milione di tonnellate di CO2eq, equivalenti alle emissioni generate in un anno da oltre 317.000 autovetture con una percorrenza media di 20.000 chilometri. Infatti, il fattore d’emissione di gas serra per unità di materiale primario risparmiato ha un andamento analogo all’energia consumata.

Pur mostrando sempre una certa variabilità negli anni, il trend del risparmio di CO2 è complessivamente positivo (le emissioni evitate sono quasi quadruplicate nel 2017 rispetto al 2005). 

L’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio in alluminio da parte del Consorzio ha consentito nel solo 2017 di evitare l’emissione in atmosfera di 118.000 tonnellate di CO2eq

Il modello stima che i benefici ambientali appena illustrati generino un beneficio economico complessivo per il 2017 pari a 10 milioni di euro (triplicato rispetto al 2005). Nel complesso, dal 2005 al 2017 la filiera consortile del recupero dei rifiuti di imballaggio in alluminio ha generato un valore economico pari a 83 milioni di euro. Questi sono composti da:

  • 52 milioni di euro di benefici diretti generati dalla filiera consortile del riciclo degli imballaggi in alluminio, rappresentati dal valore economico della materia prima risparmiata; nel solo 2017 tali benefici sono stati pari a 6 milioni di euro (triplicati rispetto al 2005). 
  • 31 milioni di euro di benefici indiretti che fanno riferimento alla CO2eq evitata grazie all’attività di riciclo posta in essere dalla gestione consortile; ammontano nel 2017 a 4 milioni di euro (quadruplicata rispetto al dato stimato per il 2005). 

Immagine in alto – Credit: CiAl/graphic elaboration

 

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